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Amet Trani, il presidente Pappolla rinuncia alla retribuzione di risultato. E corregge Stp: «Il loro utile non è 300mila euro, ma solo 18mila»

A volte mi chiedo se è lecito affermare, senza cognizione di causa, che un’azienda pubblica venga gestita male? Sono stato nominato presidente del Cda di Amet Spa il 15/04/2014, insieme ad altri quattro componenti (ho già avuto modo di ringraziarli pubblicamente di cuore per l’ottimo lavoro svolto), salendo su di un treno in corsa e senza controllo, con i dipendenti in stato di agitazione nei confronti del management aziendale e del Socio unico e subentrando in una situazione economica/finanziaria a dir poco disastrosa.

Infatti l’Amet, negli ultimi cinque anni, aveva totalizzato quasi  € 5.500.000,00 di perdite (una media di € 1.100.000,00 di perdita annua). Il nuovo CdA da me presieduto, in soli otto mesi, ha realizzato utili post imposte per € 124.000,00, producendo un miglioramento dei conti aziendali di soli € 1.224.000,00. Non so quante altre nostre partecipate, nel recente passato, abbiano saputo conseguire un tale risultato, comprese quelle con presidenze di lungo corso.

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, dove l’imperativo è la riduzione della spesa pubblica (in particolar modo dei c.d. costi della politica), non appena ho subodorato che i conti dell’azienda amministrata  pro-tempore miglioravano, ho subito protocollato, unitamente all’Amministratore delegato, una nota di rinuncia al premio di risultato per l’anno 2014 indirizzata al Socio unico Comune di Trani.

Il Commissario Prefettizio Dott.ssa Iaculli, poco dopo la nostra nota, con i poteri del Consiglio comunale ha deliberato apposito Atto di Indirizzo per eliminare tutti i compensi aggiuntivi e variabili agli amministratori e sindaci delle partecipate e controllate, direttamente ed indirettamente, dal Comune di Trani.

Immagino, pertanto, che nessuno degli attuali amministratori delle nostre partecipate abbia avuto il coraggio di attribuirsi un premio di risultato, atteso che tutti gli Enti Pubblici (proprietari delle partecipate, per problemi di bilancio e vincoli sulla spesa pubblica) hanno “chiuso i rubinetti” evitando di emettere gli atti di indirizzo indispensabili per l’erogazione di compensi aggiuntivi e/o premi di risultato.

In particolar modo, cosa accadrebbe se nel bilancio della partecipata dovessero risultare ingenti perdite pregresse (mi domando se con 900.000,00 euro di perdite l’organo di controllo non avrebbe dovuto allertare i soci proprietari già negli anni precedenti)?

A maggior ragione, se per caso il Collegio sindacale, nella relazione che accompagna il bilancio d’esercizio, dovesse richiamare gli amministratori e dirigenti della partecipata, ad un più attento utilizzo di obiettivi e parametri… più attuali e confacenti alle strategie di crescita ed efficientamento della struttura aziendale”.

Su input del Socio (Dott. Iaculli) ho portato in assemblea straordinaria dei Soci modifiche statutarie, solo per adeguamenti normativi e per ridurre in numero dei componenti il CdA da cinque a tre (sempre nell’ottica del risparmio). Infatti risulterebbe anomalo, ai miei occhi, portare in assemblea straordinaria dei Soci modifiche statutarie confuse e pretestuose, aumentare il numero dei componenti il CdA da tre a cinque (l’esatto contrario di ciò che prescrive la norma ed il buon senso) e magari casualmente garantirmi un rinnovo triennale dell’incarico di presidente del CdA, ricco di premi di risultato e non solo.

Da quando sono presidente, ho ricevuto tre lettere di dimissioni da parte di componenti il Cda, tutte per motivi strettamente personali, piene di grande affetto e stima reciproca. A volte mi chiedo: ma come si fa  a mettersi nella condizione di dover affrontare le dimissioni di due componenti il Cda, in aperto contrasto con la linea di condotta del presidente e con pesanti accuse di irregolarità nella gestione delle assunzioni?

Nei mesi scorsi il Cda dell’Amet ha deciso di notificare lettere di costituzione in mora ed interruzione dei termini prescrizionali nei confronti di alcuni ex amministratori di Amet che nel passato avevano deliberato l’acquisto di una nuova sede aziendale, senza osservare le cautele del caso.

Ovviamente il Collegio sindacale dell’epoca censurò pesantemente l’operato degli amministratori che avevano votato a favore. Oggi l’Amet per quella scelta si trova coinvolta in un pesante quanto preoccupante contenzioso.

Un retroscena interessante mi è stato raccontato da un sindaco (di Amet) dell’epoca, preoccupato non tanto per l’acquisto del capannone, quanto per la volontà espressa da un amministratore di voler pubblicizzare l’acquisto della nuova sede aziendale tappezzando la Città di manifesti “6x3” per un evidente ritorno d’immagine ai fini elettorali.

Solo di fronte alle perplessità del sindaco, che anticipò all’amministratore il suo parere contrario su tale tipo di spesa, giudicata un danno economico per pubblicità improduttiva ed inopportuna per gli evidenti riflessi elettorali, l’amministratore rinunciò ad una spesa non inerente all’attività esercitata.

Per chi sa leggere i bilanci aziendali risulta veramente incomprensibile la tecnica di sbandierare ai quattro venti utili pari a € 300.000,00 per l’anno 2013, quando nella realtà risultano poco più di 18.000 euro.

Vale la pena ricordare che solo le brave persone che hanno la sfortuna di capire di bilanci aziendali, non approfittano dell’assenza di alcuni Soci, in seconda convocazione, per deliberare incontrastate sul bilancio 2014 ai sensi dell’art. 13 dello Statuto Sociale: come dice mio padre, «chi capisce, patisce».

Nicola Pappolla (presidente Amet Spa)


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