Generazione e degenerazione, creazione e distruttività. Vito Mancuso, prima, e Vittorino Andreoli, poi, per una seconda ricca giornata dei Dialoghi di Trani articolatasi fra Basilica cattedrale e Palazzo Beltrani, rafforzando la sensazione che, ancora una volta, bene si sia scelto decentrando le proposte della rassegna ed incontrando una crescente partecipazione e favore del pubblico.
La prima volta dei Dialoghi in cattedrale è stato una gran successo: basilica gremita ed attenzione massima per le parole di Vito Mancuso, teologo presso l’Università di Padova, che ha presentato il suo nuovo volume, «Questa vita. Conoscerla, nutrirla, proteggerla», edito da Garzanti.
In merito alla domanda posta alla base dell'incontro - «Cosa siamo? Stupore di fronte all’umano» -, Mancuso ha parlato di «contrapposizione tra generare e degenerare». Il primo verbo è il tema dei Dialoghi di Trani 2015, il secondo rappresenta proprio quello che, in contrasto, crea il pathos e, quindi, la passione che muove il mondo.
«Ma è anche vero – ha aggiunto Mancuso - che è soprattutto attraverso la bellezza che possiamo ritrovare la positività». Affermando all'interno della più bella cattedrale sul mare che si conosca, le sue parole sono apparse davvero uno slancio di ottimismo, soprattutto perché pronunciate pressoché in contemporanea con le esequie di Biagio Zanni.
Da lì a poco, a Palazzo Beltrani, è stata la volta di Vittorino Andreoli, che ha parlato di «Creazione e distruttività» confrontandosi con il sempre più folto pubblico del Palazzo delle arti. Andreoli è uno dei maggiori psichiatri italiani e le sue ultime opere di saggistica, pubblicate per Rizzoli, abbracciano un periodo di tempo che va dal 2009 al 2014.











