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Ore 0.37: Trani ha il bilancio approvato. Fuoco incrociato sull'Amiu, strenua difesa dell'assessore

«Eravamo ad un passo dal dissesto finanziario, ci siamo salvati con lo spirito di sacrificio e la disponibilità della Corte dei conti».

Così l’assessore alle finanze, Angelo De Biase, introducendo il bilancio di previsione 2015, «evidentemente condizionato da questo scenario. Non potevamo fare finta che nulla fosse accaduto, anzi dovevamo sanare questa situazione drammatica, ereditata, ed in cui ci siamo trovati. Abbiamo riacquistato credibilità, ma solo in parte: stiamo trasmettendo le ultime documentazioni richieste e, nel frattempo, portiamo in aula un bilancio veritiero e di risanamento. C’è poco di espansivo, ma le criticità sono sanate. Siamo pronti a riconoscere 4.700.00 euro di debiti fuori bilancio, abbiamo tagliato impegni di spesa non necessari, razionalizzato altre spese, iniziato una profonda ricognizione su spese ed entrate. Ci addolora l’aumento della Tari, ma, entro ottobre, dovremmo essere pronti con un piano strutturato di lotta all’evasione fiscale: ipotizzare risultati prima non sarebbe stato credibile, ed anche questo fa parte dell’operazione verità. La strada del risanamento è stata intrapresa ed è irreversibile: siamo fiduciosi che si delinei con il bilancio 2016, che auspichiamo avvenga in forma partecipata sin dal prossimo mese di dicembre».

Carlo Laurora ha paventato il rischio che non si rispetti la scadenza per la presentazione del piano di razionalizzazione delle aziende e, sempre a proposito delle aziende, la carenza di uffici e controlli specifici sul loro operato. Laurora, in particolare, ha chiesto di conoscere il reale stato delle finanze dell’Amet: «Se si sta valutando di cedere un immobile al Comune, cambia lo stato patrimoniale della società, e non più veritiero».

Sia Antonella Papagni (M5s), sia Maria Grazia Cinquepalmi (Trani a capo) hanno lamentato il presunto, eccessivo aumento della Tari e posto in risalto il sempre presunto abnorme incremento del costo del contratto di servizio con l’Amiu, «spropositato rispetto al servizio reso negli altri comuni da altre società. Inoltre, si sta affidando la gestione del ciclo dei rifiuti ad un’azienda ormai svuotata di capitale».

Anna Maria Barresi (Lista Emiliano) ha parlato quasi esclusivamente dell’Amiu, facendo comprendere di non gradire la permanenza di Alessandro Guadagnuolo al vertice dell’azienda: «Troppe incongruenze nella gestione dell’azienda, la città è sporca, le gare non si fanno da tempo e lui ha licenziato il direttore tecnico sostituendosi a lui ed esercitando, quindi il ruolo del controllore e controllato».

Domenico Briguglio ha lanciato una provocazione: «Personalmente avrei bocciato questo bilancio, ma il momento storico è particolare, lo sapevamo e dobbiamo fare quadrato. Certo che Amet ed Amiu non vanno, ma intanto dobbiamo approvare il bilancio e, solo dopo, dobbiamo agire e cambiare realmente le cose. Se non abbiamo la capacità di farlo, andiamocene a casa».

Pasquale De Toma (Forza Italia) ha respinto «le troppe accuse contro il centrodestra che piovono da tutte le parti. Aparte il fatto che le opere prodotte in tredici anni sono sotto gli occhi di tutti, noi ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità ed abbiamo approvati i debiti fuori bilancio progressivamente incontrati per strada: ce ne sono altri? Diteci quali sono e chi li ha generati».

Di diverso avviso Diego Di Tondo (Lista Emiliano): «Chiudere l’Amiu? E dove vanno i circa cento dipendenti? Su questo bilancio è stato fatto un lavoro immane, ma sotto la spada di Damocle della Corte dei conti. Le critiche le posso accettare solo sul bilancio 2016, non su questo, nato da una gravissima emergenza».

Beppe Corrado (Area popolare) ha focalizzato l’intero suo intervento sull’Amiu e contro l’amministratore unico: «Il Piano economico finanziario è fuori luogo e persino bugiardo: sono previsti appena 266mila euro per la raccolta differenziata, assolutamente insufficienti per estendere la raccolta differenziata a tutta la città. E poi, da quando c’è lui, sempre e solo affidamenti diretti. Basta con l’uomo solo al comando: Guadagnuolo si deve dimettere».

«Nessuno avrebbe voluto iniziare così l’azione amministrativa – ha detto Nicola Ventura (Pd) -, ma che la città fosse sull’orlo del dissesto finanziario è inopinabile. E questo bilancio è figlio di questo scenario e di scelte sia della precedente amministrazione, sia del commissario. Il nostro impegno, richiamando la proposta dell’assessore, è lavorare, da subito, per un bilancio partecipato insieme con i cittadini».

Non è mancato un intervento su Amet, con tanto di allarme, da parte di Michele Lops (Più Trani): «Con l’avvento del mercato libero totale, Amet perderebbe 27mila clienti e tutti noi riceveremo fatture dai più disparati soggetti, con tutti i rischi del caso. Pertanto dobbiamo, con urgenza, istituire una società di vendita controllata da Amet. È vero, Amet energia è andata male, ma basterebbero scelte più oculate».

Sull’Amiu è tornato anche Antonio Florio: «Degli obiettivi fissati il 19 febbraio in assemblea dei soci, l’ingegner Guadagnuolo non ne ha raggiunto uno solo. Fra le altre cose, ha nominato quattro consulenti tecnici, di cui tre avvocati, tutti riconducibili ad uno studio professionale di Bari. Infine, l’Au di Amiu non risiede a Trani e, purtroppo, temo che il commissario, sanando questa lacuna, abbia commesso un falso».

Secondo Tomasicchio, «questo bilancio non rappresenta alcuna seria inversione di tendenza rispetto al passato. La mazzata più forte arriva dall’Amiu, e dà da pensare quanto rapido sia stato, lo scorso 24 luglio, l’iter di approvazione del Piano finanziario e della Tari da parte del commissario». L’ex candidato sindaco s’è poi soffermato sui fitti attivi non riscossi e sulle locazioni transitate da un conduttore ad un altro senza alcuna formalizzazione contrattuale: «In un caso e nell’altro non si fa l’interesse pubblico. E troppi affidamenti diretti testimoniano il persistere di vecchi retaggi: l’amministrazione intervenga per ripristinare la legittimità della conduzione della città».

Sulla stessa falsariga Aldo Procacci: «È vero, c’è il “sì” dei revisori, ma con molte riserve. La relazione previsionale e programmatica è deludente e piena di frasi fatte. È un documento che guarda solo indietro, non in avanti. Abbiamo solo una Tari aumentata del 54 per cento, 369mila euro l’anno di debiti e tanti stratagemmi per evitare il baratro».

De Biase ha replicato così: «Si chiede a quest’amministrazione, in carica solo da novanta giorni, di fare cose che non si sono fatte per anni. Amiu? Mancano 5 milioni dal post esercizio, quasi sicuramente utilizzati per la gestione ordinaria dell’azienda. Il Pef? Bisceglie ha 9 milioni, Trani 11, ma noi abbiamo costi più alti per il personale. E, tuttavia, sono in corso controlli e verifiche, anche per capire quanto ci costerebbe rivolgendoci altrove. Peraltro, il controllo analogo sulle aziende, a Trani, non si è mai fatto: sono state due repubbliche autonome. E non mancheremo di operare approfondimenti anche su affidamenti diretti e consulenze.

Il provvedimento è stato approvato con 20 voti favorevoli e 10 contrari (3 assenti: De Luirentis, Lapi, Tomasicchio). Il semaforo verde alla manovra è arrivato 14 ore e mezza dopo l'inizio della seduta.


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