La Polizia locale si ritrova, all’improvviso, con 14 agenti in meno e resta con soli 28 operatori, comandante e capitani compresi, per affrontare le esigenze di una città di 55mila abitanti, piena di problemi e che afferma di non sentirsi sicura.
Per dodici era noto da tempo che oggi, 30 settembre, sarebbe stato l'ultimo giorno di contratto. Si tratta degli agenti stagionali che hanno lavorato per quattro mesi e hanno concluso il loro ultimo, per il momento, rapporto di lavoro.
Il vero problema, che poi è un autentico dramma di carattere personale e sociale, è quello che è invece piombato, inatteso, su due agenti (Francesco Manzi e Tommaso Mangialardo), che erano stati assunti a tempo pieno dal Comune di Trani (insieme con Carlo Pizzichillo, il cui apello si discuterà fra un mese), dopo che il giudice del lavoro aveva ordinato la loro stabilizzazione per avere maturato i requisiti utili alla trasformazione del loro rapporto di lavoro da tempo determinato ad indeterminato: infatti, avevano lavorato per oltre trentasei mesi, e quasi senza soluzione di continuità, da agenti precari, proponendo con successo azioni giudiziarie per il riconoscimento dei loro diritti.
Il Comune, lo scorso dicembre, aveva assunto i tre agenti fino all'esito dell'appello, che si è tenuto ieri e ha visto rovesciare l'esito del giudizio di primo grado: infatti, il giudice del secondo grado ha accolto il ricorso del Comune di Trani, difeso dall'avvocato Enzo Augusto, avverso il provvedimento del giudice del lavoro di Trani.
Gli agenti, che si aspettavano un esito ben diverso, o nel peggiore dei casi un rinvio della sentenza (anche in considerazione della recente pronuncia della Corte europea, che si pronosticava avrebbe indotto tutti a maggiore cautela) adesso dovranno subito lasciare il posto di lavoro perché avevano firmato un contratto che vincolava il loro servizio strettamente all'esito dell'appello.
Per loro non resta che percorrere l’impervia strada della Cassazione, mentre per gli altri 13 ex agenti a tempo determinato (usciti di scena il 31 dicembre 2013) la situazione diventa particolarmente critica: infatti, sei di loro avevano già perso la prima causa presso il giudice del lavoro e, sia per loro, sia per gli altri, alla luce di questa sentenza sfavorevole ai colleghi, le prospettive diventano quanto mai nebulose.
Peraltro, la stessa amministrazione comunale adesso potrebbe tirare il freno a mano sulle prospettive di stabilizzazione di questi operatori. Ma è anche vero che, per tutti, è in atto una richiesta di risarcimento del danno (ovvero di conciliazione) che potrebbe rappresentare un pesantissimo debito fuori bilancio che il Comune non saprebbe come coprire.
In tutti i modi, una vicenda che rischia ancora di trascinarsi a lungo ma, nel frattempo, apre problemi enormi per la sicurezza della città e, non da ultimi, drammi familiari non di poco conto perché due persone sono senza lavoro ed altrettante famiglie, da oggi, decisamente in ansia.

