I carabinieri della compagnia di Trani, coordinati dal pubblico ministero Marcello Catalano, hanno arrestato uno dei responsabili della morte di Biagio Zanni, trentaquattrenne tranese. L'arrestato, un diciannovenne tranese, Gianluca Napoletano, già noto alle forze dell'ordine, non è l'esecutore materiale del delitto, ma è accusato di rissa aggravata e di concorso in omicidio, insieme a due minori. Questi ultimi, sono stati collocati presso una comunità in virtù di un provvedimento emesso dal tribunale per i minorenni di Bari. Non si esclude la presenza di un terzo minore.
I carabinieri hanno anche ricostruito la scena del crimine, che è avvenuto per futili motivi. I giovani coinvolti nella rissa si trovavano in compagnia di amici in una pizzeria nelle vicinanze di piazza Teatro quando uno di loro avrebbe iniziato una discussione verbale con un altro giovane, amico di Zanni, al momento accusato di rissa. La discussione è degenerata in rissa, con pugni, schiaffi, spinte, e vi è rimasto coinvolto Zanni, che tentava di allontare gli aggressori dell'amico.
L'arrestato aveva anche un'ingessatura al braccio, e ha utilizzato la stessa per infierire dei colpi al trentaquattrenne che, dopo aver ricevuto anche delle coltellate (infatti uno dei coinvolti nella rissa aveva un coltello a scatto), si è accasciato al suolo.
Ed è qui che, si legge nelle carte del comando provinciale dei carabinieri di Bari, «si è mostrata la brutale lucidità del gruppo delinquenziale: nonostante la vittima fosse palesemente inoffensiva perché accasciata al suolo e già ferita, gli aggressori continuavano a percotuerla velocemente con calci e ginocchiate, incuranti delle lesioni che avevano causato e delle gravissime conseguenze che le stesse avrebbero comportato».
Un passante ha poi interrotto la rissa e Zanni è riuscito a scappare verso piazza Quercia, dove sembrava che ci fosse un'ambulanza. Il fratello di Biagio Zanni, gestore di un bar proprio in quella piazza, ha subito soccorso il ragazzo, che nel frattempo è stato raggiunto dal gruppo che lo minacciava ed insultava. Si è trattato, per il procuratore capo, Carlo Maria Capristo, di un «gruppo assetato di sangue e violenza, dalla crudeltà inaudita».
Le indagini sono tuttora in corso. Importanti per le stesse sono state le telecamere di videosorveglianza e alcune testimonianze di cittadini coraggiosi e collaborativi.
Federica G. Porcelli





