Arriva anche a Trani "Libera", l'associazione fondata da don Luigi Ciotti, che avrà sede presso il centro Jobel. La presentazione è avvenuta proprio qui, nella sala «Monsignor Vincenzo Franco».
Il suo referente, Michele Gallo, ha chiesto la collaborazione di tutti i cittadini: «La rete di Libera Trani è aperta all’adesione di chiunque, fra cittadini ed associazioni. Saremo vicini alle forze dell’ordine e il nostro maggiore sforzo sarà diffondere, nella società, il messaggio lanciato dagli eroi dell'antimafia, a cominciare dal coraggio di denunciare tutte le forme di mafia ed illegalità diffusa. Trani ha recentemente pagato a caro prezzo taluni comportamenti, e noi non rimarremo indifferenti alle cause che li determinano: pertanto, cercate di seguirci e sostenerci».
Per don Mimmo De Toma, Libera sarà «un valore aggiunto per il centro Jobel, ed un presidio di fiducia e speranza per tanti cittadini che ancora credono nelle istituzioni e nell’impegno per la legalità».
Marcella Nicoletti, vice prefetto della Bat, ha detto: «L’esercizio quotidiano del proprio dovere, da parte di ogni cittadino, è il terreno migliore su cui estirpare la gramigna e coltivare la legalità».
Marcello Catalano, sostituto procuratore, si è detto stupito che a Trani non ci fosse ancora un presidio di Libera: «Confidiamo molto sull'effetto della rete: più è grande, meglio funziona e, quindi, la distanza tra la società e le istituzioni si accorcia».
Paola Buccielli, giudice del tribunale delle misure di prevenzione patrimoniali,ha puntato l’attenzione sull’importanza della legge sulla gestione degli immobili sequestrati: «La nostra istituzione sta trattando una materia in costante incremento ed espansione, purtroppo, dai sequestri alle confische. Trani se occupa solo dal 2010, con la nascita della Bat, per poi estendere l'ufficio a tutto il circondario del tribunale. Noi siamo fra coloro che, maggiormente, hanno bisogno di questa fitta rete di collaborazione, anche per la gestione successiva dei beni immobili sequestrati».
Donato Cafagna, vice prefetto e delegato alla “terra dei fuochi”, ha specificato che Libera è attiva da anni in Puglia e nella Bat, ad Andria: «E loro sono stati i primi ad attivarsi sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Io da due anni e mezzo lavoro nella terra dei fuochi, ma questo nome dobbiamo cancellarlo. In questo territorio si erano distratti tutti, e questo ha determinato una tragedia ambientale e sociale, tale da compromettere il futuro di quella zona. Come evitare che ripeta? Con l'organizzazione dei cittadini dal basso, che stimola le amministrazioni locali, le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria. Libera è il nucleo più forte dal basso per sradicare l'illegalità diffusa e la criminalità organizzata».
Entusiasta anche il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro: «Trani è stata già liberata da una mafia importante, e tre immobili di quella mafia oggi sono nella disponibilità dei cittadini. A breve apriremo l'ultimo, Controvento. Riportiamo al centro della vita quotidiana la legalità, ripartendo subito dalle scuole, dalle associazioni sportive. Noi faremo la nostra parte rifuggendo le logiche clientelari e la corruzione ed evitando di continuare a dare il cattivo esempio».
A conclusione, Alessandro Cobianchi, responsabile regionale di Libera: «Non basta costituire il presidio: Libera funziona a lunga scadenza e non deve specchiarsi nelle parole vuote. Non siamo i più bravi di tutti, ma siamo al servizio di tutti. Siamo nati in un tempo difficile, vent'anni fa, con una forte dose di incoscienza e di coraggio allo stesso tempo. E dobbiamo restare quelli, includendo e non escludendo. Inoltre, dobbiamo avere la certezza che le istituzioni che questa sera sono con noi lo siano sempre, anche nel quotidiano. Auspichiamo davvero di dialogare con il tribunale delle misure reali, perché troppe volte i beni confiscati cadono nel dimenticatoio e nel degrado. Infine, poniamoci un problema di coerenza e non cadiamo nella retorica, parlando nelle scuole di una mafia lontana da noi. Non iscrivere a scuola un bambino, figlio di boss, è molto grave ed è la manifestazione più clamorosa dell'incoerenza».











