«Ipotesi di vizi di legittimità ed irregolarità», con la richiesta di «quali misure si intendano adottare per verificare la coerenza degli atti approvati dal commissario straordinario prima, dalla giunta poi e dal consiglio comunale, infine, per garantire legittimità regolarità e correttezza dell'azione amministrativa».
Così Emanuele Tomasicchio, consigliere comunale della lista Insieme, in un’interrogazione che definisce in maniera formale i dubbi già sollevati in una recente conferenza stampa in merito alla presunta non validità del bilancio di previsione recentemente approvato nell' assemblea elettiva.
In primo luogo, 1’articolo 243 del Testo unico degli enti locali – spiega Tomasicchio – chiarisce che, se il bilancio consuntivo non si approva entro i termini, il Comune va il deficit strutturale automaticamente. La prima conseguenza è il fatto che tutti i contratti a tempo determinato che il Comune ha in corso, si risolvono di diritto. A questo punto mi sono posto una domanda: tra i tanti dipendenti che hanno un contratto a tempo determinato, c’è il dirigente dell'Area finanziaria e, quindi, chi avrebbe dovuto spiegare all'amministrazione comunale che il Comune era entrato in deficit strutturale e che tutti i contratti a tempo determinato erano risolti di diritto? Lo stesso dirigente ha redatto e proposto le delibere del bilancio dopo la scadenza 30 aprile, quindi quando il Comune era già in deficit strutturale».
In secondo luogo, «se si va a leggere il verbale del Collegio dei revisori dei conti del 20 luglio, non solo ribadiscono il parere contrario sul conto consuntivo, ma anche di verificare la veridicità di atti e documenti. Faccio notare che l'asseverazione o certificazione che i debiti e crediti tra Comune e società partecipate siano quelli non l'hanno mai resa, e questo ha degli effetti illegittimanti su tutti gli atti di bilancio approvati successivamente».
Tomasicchio solleva dubbi anche sulle modalità di calcolo del fondo di accantonamento: «Fra crediti e debiti sono stati calcolati 543.000 euro in meno e, se così fosse, il Comune ha mantenuto 543.000 euro che potrebbe spendere, ma che invece non entreranno mai. D’altro canto, ci sono 2.384.000 euro di credito, dall’Amet, che il Comune ha mantenuto nel conto economico pur sapendo che quei soldi non entreranno mai come liquidità, ma come patrimonio, perché l’Amet pagherà in natura cedendo al suo socio l’immobile di via Montegrappa».
L’ex candidato sindaco chiede «una risposta chiara sui dubbi sollevati e come intendano correggere queste gravi irregolarità, ammesso che ve ne sia la possibilità. Purtroppo, i termini sono scaduti e c'è il serio rischio che si vada incontro allo scioglimento del consiglio se venisse annullato il consuntivo. Resta la netta percezione – conclude – che quest’amministrazione rivela la stessa approssimazione delle precedenti e, quindi, rispetto al passato non è cambiato assolutamente niente».


