I ragazzi di una scuola di danza attirano l’attenzione con un flash mob, mentre altri componenti il comitato di Pozzo piano raccolgono segnalazioni e proteste dei cittadini su un registro.
Per l’occasione, l'organismo ha anche riaperto le iscrizioni e ha trovato nuovi residenti desiderosi di condividerne il percorso. Le firme su un tavolino, all’intersezione fra la strettoia di via Pozzo piano e via Gramsci, disposto scientificamente a copertura del moncherino di uno dei paletti di sicurezza abbattuti: pareva la quinta gamba del tavolo, è diventata la quintessenza di una telenovela senza fine.
«Allargare la strada subito, senza ulteriore indugio, per motivi di pubblica utilità. In questo senso, vogliamo dall'amministrazione comunale risposte certe in tempi brevissimi. Saremmo anche disposti ad autotassarci noi, se servisse».
Così Rosanna Nenna, presidente del comitato di quartiere Pozzo piano, nel corso della manifestazione promossa dall'organismo civico in favore dell'abbattimento del muro di cinta del vecchio opificio che restringe la carreggiata, creando una storica quanto dannosa strozzatura per il quartiere e l'intera città.
I componenti del comitato, supportati da numerose associazioni ed alla presenza di un gran numero di cittadini, hanno pubblicamente sollevato sul posto il problema di una strada non più sostenibile con le esigenze attuali del traffico e dell'intera area.
L’organismo di zona non è neanche disposto a barattare un’ulteriore attesa con un eventuale cambio del senso di marcia veicolare.






