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Strettoia, il Pd di Trani «allarga» le idee. De Laurentis e Laurora: «Proprietà disponibile, torniamoci a parlare»

Assente il sindaco, Amedeo Bottaro, fuori città, nel corso della manifestazione alla strettoia di via Pozzo piano erano sul luogo alcuni consiglieri comunali di maggioranza: Mimmo De Laurentis e Tommaso Laurora, del Pd, Pietro Lovecchio e Tiziana Tolomeo, della Lista Emiliano. C'era anche Maria Grazia Cinquepalmi, del movimento Trani a capo.

Unanime la volontà politica di giungere, quanto prima, alla definizione di un accordo con i proprietari del suolo su cui insiste il vecchio capannone.

Quell'area sarà oggetto di un’edificazione che, peraltro, era stata già discussa, ma non approvata dal consiglio comunale, durante il secondo mandato del sindaco Pinuccio Tarantini, sotto forma di Piano urbanistico esecutivo. Al centro, la famosa “torre” del quartiere Pozzo piano, di altezza fino a 13 piani, proprio per favorire, contestualmente al rilascio dei servizi, l'allargamento della strada. Da lì a poco, però, sarebbe sopraggiunta un’inchiesta giudiziaria che avrebbe bloccato l'iter e, anche, sollevato il problema del presunto vincolo idrogeologico: la frenata di ogni progetto è stata brusca e fragorosa, ma, successivamente, la proprietà ha manifestato la disponibilità a trovare un accordo e cedere subito l'area, probabilmente anche ridimensionando l’altezza del fabbricato.

«Ricordo molto bene che nel gennaio 2003 - dice De Laurentis -, proprio il giorno in cui nel arrivò la sfiducia in aula, il sindaco Carlo Avantario aveva portato in consiglio comunale l’esproprio di parte di quell’area e l’acquisizione di Villa Telesio. Poi è arrivato il Pug, ma la cessione gratuita delle aule non è mai avvenuta. Oggi, a mio avviso, l’unica soluzione è che il proprietario ceda l’area in cambio del diritto edificatorio». Laurora, a sua volta, precisa che «la disponibilità dei proprietari a cadere parte della loro area per un allargamento è agli atti del Comune già da alcuni anni, e mi chiedo come mai l’amministrazione uscente non l’abbia mai presa in considerazione. Noi dovremmo subito ricontattare i proprietari e, al netto della definizione dell’inchiesta giudiziaria, procedere con l’allargamento con fondi da scomputarsi dagli oneri che l’impresa dovrebbe pagare per il rilascio della concessione edilizia».


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