Chiusa alla circolazione per la manifestazione di ieri, la strettoia di via Pozzopiano ha mostrato tutti su limiti anche da punto di vista delle misure recentemente realizzate per la pubblica incolumità.
Infatti, il corridoio pedonale, composto di 29 paletti in plastica sormontati da catarifrangenti, ne vede in questo momento 21 sani ed 8 rotti. Inoltre, e paradossalmente, mentre il comitato chiede l'abbattimento del muro di cinta della vecchia fabbrica, rischia letteralmente di crollare quello dirimpettaio che cinge Villa Telesio: i rigonfiamenti di quel manufatti in tufi, a causa delle infiltrazioni di acque meteoriche, si sono moltiplicati e, nonostante il recente sopralluogo dei vigili del fuoco, le perplessità sulla tenuta permangono.
Nel frattempo, il comitato si dice stanco di aspettare: «Troppe volte abbiamo bussato inutilmente alle porte degli uffici comunali - ricorda Enzo Scaringi -, sentendoci rispondere con generiche rassicurazioni o, addirittura, con la storia che “non ci sono soldi”. Talvolta neanche facevamo in tempo a salutare: ci dicevano meccanicamente che non si può fare nulla, perché mancano i fondi».
L’organismo di zona non è neanche disposto a barattare un’ulteriore attesa con un eventuale cambio del senso di marcia veicolare. Sulla strettoia, in questo momento, il traffico procede in uscita verso Capirro, mentre in entrata bisogna trovare vie alternative dirigendosi verso destra, o sinistra, dalla rotatoria di via Pozzo piano: «Non è certamente l'inversione di senso di marcia che molti chiedono che si risolve problema - dice Fiore Resta -. Anzi, questo falso problema distoglie tutti dalla questione centrale: questa strada va percorsa in doppio senso e, perché questo accada, va allargata, garantendo anche un marciapiede pedonale sicuro e non paletti che, al primo atto vandalico, cadono come birillli».





