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Partecipate, Trani a capo punta i piedi: «Anche senza le risposte dell'aula, troveremo i responsabili»

Ieri il consiglio comunale è stato sospeso prima del tempo. Ma Trani a capo ha ancora delle questioni insolute da chiarire, e per questo il suo portavoce, Antonio Procacci, ha indetto una conferenza stampa, alla quale erano presenti anche i due consiglieri comunali, Maria Grazia Cinquepalmi e Aldo Procacci, e il responsabile economia e finanza del movimento civico, Michele Papeo.

Procacci ha introdotto: «La sospensione di ieri per mancanza della documentazione necessaria è stata solo un pretesto adottato dall’amministrazione per non avere un confronto in aula. Abbiamo chiesto un consiglio monotematico sulle partecipate perché gli amministratori rispondessero alle nostre domande, ma questo non è stato fatto». Per Procacci, si è trattato di un atteggiamento ingiustificabile, e di una volontà di non tutelare i cittadini.

Queste le domande rivolte alla stampa, che spera possano essere intercettate a breve dal sindaco: «Cosa ha mostrato il sindaco alla corte dei conti in merito alla razionalizzazione delle aziende? Non ha parlato di “bozza”. Il piano sarebbe dovuto essere stato presentato entro il 30 settembre 2015, e così non è stato. Questo è gravissimo».

Sull’Amiu, sarebbe da chiarire il prezzo del contratto di servizio. «Difatti, il dirigente ha liquidato Amiu per quattro fatture del contratto di servizio del 2014. Il contratto di servizio del 2015 non c’è. Quindi noi paghiamo la Tari su che base? Su un contratto di servizio che non c’è. Inoltre, l’Amiu stessa è una società che di fatto è sciolta – spiega ancora Procacci – perché non c’è stata la ricostituzione del capitale e né un’assemblea dei soci. La legge dice che in questo caso una società è sciolta “senza indugio”». Ma anche la posizione dell’ex amministratore, Antonello Ruggiero, che si è determinato una retribuzione di risultato (che però non gli è stata liquidata) sulla base di tre obiettivi che, secondo Procacci, non sono stati raggiunti in toto: «L’incremento della raccolta differenziata, che è aumentata di un misero 1%, il certificato di qualità del servizio, l’adeguamento e avanzamento tecnologico degli impianti». Ieri, i consiglieri di Trani a capo avrebbero voluto chiedere al sindaco la revoca di questo premio.
Il presidente dell’Amet, Nicola Pappolla, ieri ha letto una sua relazione ma deve spiegare a Trani a capo: «Che deve fare nel 2018, quando perderà tutti i clienti per soppressione del marcato tutelato. E perché i consiglieri vogliono far togliere i servizi della darsena e dei parcheggi: infatti non è vero che i dipendenti sono tutelati dalla clausola sociale».

Queste le prossime mosse del movimento: «Cercare le responsabilità. Faremo un ricorso alla corte dei conti e alla procura della repubblica per punire chi ha voluto questo disastro per la città, questo debito che i nostri figli si troveranno a pagare per molte generazioni», conclude Procacci. E, spiega Papeo: «Questa amministrazione sembra voler arginare i problemi come la diga del Vajont».

Federica G. Porcelli


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