"Quella di questa sera è un'altra data simbolo del circolo Dino Risi, nell'ottica dell'elevazione culturale e della convivialità". Così Lorenzo Procacci Leone, introducendo Attilio Pace, figlio di Daniele, nella manifestazione dedicata al trentennale dalla morte di Daniele Pace, suo padre, paroliere, cimpositore, cantante e, non da ultimo, colonna degli Squallor, cui il circolo ha riservato un «tributo nel tributo».
Attilio, oltre alla meraviglia per questa iniziativa, ha rivelato che "mia nonna era di Trani e in questa città devo avere tanti parenti di cui non so nulla". Per la cronaca, si tratta della signora Margherita Azzariti, nata nel 1907.
Un documentario realizzato dal circolo, dal titolo "Tutte le cose fimite rivelano l'infinito", ha mostrato immagini edite ed inedite dell'artista, fra interviste, esibizioni in tv, scene da film, testimonianze di chi ha lavorato con lui. Leit motiv della proiezione, Piccerè, pezzo del 1979 che lui cantò in napoletano segnando con successo il suo debutto da cantante.
Morì giovedì 24 ottobre 1985: aveva previsto di morire di giovedì. Per la cronaca, era molto superstizioso, ma in realtà scherzava sempre su stesso e persino sulle sue canzoni: meravigliosa la parodia de "La pioggia" (da lui scritta e portata al successo dalla Berti) nel film Arrapaho, del 1984, versione cinematografica del disco, forse, di maggiore successo degli Squallor.
Daniele Pace, per la cronaca, ha scritto numerose le canzoni di successo della musica italiana. La prima, nel 1966, Nessuno mi può giudicare, portata al successo da Caterina Caselli. Ed ancora, la versione italiana di Homburg dei Procul Harum, L'ora dell'amore, interpretata dai Camaleonti. Sempre in italiano, Ho difeso il mio amore, di Justin Hayward, interpretata dai Nomadi. Testo in italiano di Pace anche in Per chi, (Without you), di Evans, cantata da Caterina Caselli.
Ci sono anche le popolari A far l'amore comincia tu e Tanti auguri, affidate a Raffaella Carrà, E la luna bussò e In alto mare, consegnate a Loredana Bertè, e Sarà perché ti amo, diventata un must dei Ricchi e poveri.
Da non dimenticare le copiose collaborazioni con Alberto Radius, in particolare Che cosa sei, e Mario Lavezzi (Io amo te) e le canzoni consegnate ad artisti che si sono esibiti a Sanremo, da Io tu e le rose, cantata da Orietta Berti, alla dissacratoria A me mi piace vivere alla grande, che diede momentanea fama a Franco Fanigliulo.
Impossibile non citare Gli occhi di tua madre (Sandro Giacobbe), Quanto è bella lei (Gianni Nazzaro), Volevo dirti (Donatella Milani).
Pace ha vinto anche un Grammy con Love Me Tonight, interpretata da Tom Jones e presentata a Sanremo nel 1969, in italiano, con il titolo Alla fine della strada, cantata da Junior Magli.
L’ultima canzone che si ricordi, prima della sua prematura scomparsa, a soli cinquant’anni, è stata Via con me, interpretata da Eduardo De Crescenzo.



