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Legalità contro malaffare, dalla Carovana antimafia a Trani una nuova spinta: «Cittadini protagonisti, ma la vera soluzione passa dal lavoro»

La Carovana antimafia, dopo la visita al carcere di Trani, ha concluso l’intenso pomeriggio tranese prima con un incontro al palazzo di città e, infine, presso la scuola “Petronelli”, sede di una manifestazione pubblica dal titolo: «Legalità e periferie: dal disagio sociale all’emancipazione». A moderarne la discussione, il giornalista Francesco Rossi.

Debora Ciliento (in rappresentanza del sindaco di Trani): «Dobbiamo andare avanti per ritrovare il vero senso della legalità. Questo ci ha chiesto la città affidando il mandato a chi l’amministra, m non delegando in bianco: dei cittadini abbiamo sempre bisogno, ascoltarne i problemi è il primo passo per ricercarne le soluzioni».

Giuseppina Tota (dirigente scolastico II circolo didattico): «Noi come scuola crediamo nella legalità. Chi più della scuola deve crederci? Obiettivo è la formazione, e per questi bambini vivere esperienze di legalità significa apprezzare e potenziare le diversità fondamentali per un lavoro di squadra».

Alessandro Cobianchi (responsabile Libera Puglia e rappresentante della carovana): «Siamo 8-10 persone che stanno nei territori da ventuno anni. Ringrazio la città per avere reso ricca anche questa giornata. Abbiamo fatto quasi 18mila km andando anche fuori, perché pure lì è arrivato il messaggio della carovana inventata da Arci e poi sostenuta da Libera. Il fatturato delle mafie italiane è quello di tre paesi europei: noi dobbiamo occupare e riempire gli spazi».

Carmine Doronzo (coordinatore Arci Puglia): «Noi parliamo di antimafia sociale, cioè di qualcosa di utile e pragmatico, che sia di interesse ai nostri interventi dal punto di vista sociale. Perché la legalità non è un fine, ma un mezzo per lanciare un messaggio. Questo messaggio ha ancora più senso se parliamo delle periferie. Esse sono troppo spesso oggetto di analisi quantitative e troppo superficiali. Noi interveniamo nella discussione senza dimenticare che parliamo di un fallimento dello Stato che parla di periferie di potere.  Ma non c'è un soggetto solo che può parlare di questi problemi: è solo facendo società che si può fare questo discorso. Questo è il messaggio più bello della carovana antimafia».

Michele Gallo (responsabile del presidio Libera di Trani): «Anche noi, come presidio, siamo una piccola carovana che cercherà di fare il possibile per essere presente ed incisiva nella città».

Felice Cappa (rappresentante Cisl Bat – Foggia): «Questa è la crisi più grave vissuta dal nostro Paese, dopo quella del dopoguerra. Dura da otto anni. Abbiamo perso un milione di posti di lavoro solo nel manifatturiero, e sempre più famiglie fanno i conti con il fenomeno della disoccupazione. I governi, anziché guardare al miglioramento del sistema produttivo, pensano alla finanza creativa ed all'arricchimento a tutti i costi. Questa classe politica è in grado di dare le risposte alla società civile? I lavoratori oggi stanno diventando i bancomat dello Stato, mentre le mafie non vengono adeguatamente combattute. Infatti, c'è un abbassamento della democrazia in questo paese. E l'atteggiamento della politica è grave nei nostri confronti, perché noi non veniamo ascoltati. Per questo, siamo un paese a rischio. Soprattutto perché siamo il paese più corrotto d'Europa, secondo le statistiche della Guardia di finanza. Oggi stiamo cercando di discutere serenamente per fare riflettere la politica».

Vincenzo Posa (segretario provinciale Uil): «La disoccupazione continua ad aumentare soprattutto al sud, che è più sofferente. Qui a Trani il presidente del consiglio aveva detto che si sarebbe interessato, ed invece non lo ha fatto. La disoccupazione induce alla devianza ed alla illegalità: lavoro nero, sommerso e precario sono componenti della società. I giovani, invece, hanno bisogno di concretezza, esempi. L'unico dato positivo è che fino a qualche tempo fa ci arrangiavamo, ora non lo possiamo fare più. Senza lavoro abbiamo tutti qualcosa da perdere. La legalità si ha solo se si lotta contro la criminalità organizzata».

Antonella Morga (segretario Cgil Puglia). «Il tema della legalità non ha confini. Costruire intorno all’antimafia sociale una rete che vada oltre i nostri confini è qualcosa che può portare al benessere delle città. La scuola è il luogo fondamentale in cui creare l'antimafia sociale, ma non dobbiamo parlare soltanto, bensì animare i territori, fare sì che tutti siano protagonisti della possibilità di cambiamento. Siamo protagonisti di un collettivo (o rete) e facciamo parte della società che si vuole riscattare, ma solo insieme possiamo. La carovana parla alle periferie dicendo loro che dobbiamo essere protagonisti del nostro futuro. Se c'è legalità, si vive meglio».  Morga ha anche annunciato che, entro fine anno, la Puglia potrebbe avere la legge sul reddito di cittadinanza, indispensabile per allontanare la gente dall’illegalità.

Francesco Messina (Gip Tribunale di Trani). «Fronteggiamo delle situazioni che ci vedono schiacciati. Per me la parola legalità, detta così, non significa niente. Anzi, sto diradando i miei incontri perché voglio prendere maggiormente di petto la realtà. Voglio guardare come un intellettuale alto la società, perché dal punto di vista culturale non mi posso escludere da quello che dicono gli intellettuali». Messina cita intellettuali alti come Pasolini e Asor Rosa, e spiega che «la scuola ha perso i principi fondamentali del nostro agire. Non bisogna agire per fare scuola, ma essere per fare scuola. Come magistrati, sindacati, docenti, abbiamo fatto qualcosa? Il ragionamento, il senso critico, l'assumersi le proprie responsabilità. A livello locale e nazionale quanti possono prendersi le proprie responsabilità? Quindi, vedo la carovana come percorso, ed il percorso come metodo, che infatti, etimologicamente, significa percorso». La generazione precedente non sta lasciando un mondo migliore, e neanche una possibilità di mondo migliore, e questo per Messina è molto grave: «Insisto perché si impari a porre delle domande. E, se la periferia ci permette un silenzio, valore fondamentale per pensare, è possibile che tutti possiamo dare un senso profondo a questo percorso».

Federica G. Porcelli


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