In una ideale legge del contrappasso, questa volta in Procura ci sono andati i residenti di quello stesso palazzo che la magistratura, per altre questioni, poi rientrate, aveva posto sotto sequestro poco prima della sua ultimazione.
Accade in via Finanzieri ed i condomini dell'immobile, denominato “Area marina” sono passati alle vie di fatto promuovendo un esposto denuncia presso l'autorità giudiziaria per intimare il Comune di Trani a rimuovere i manufatti contenenti eternit da alcuni immobili di sua proprietà in quella stessa via, a breve distanza dal fabbricato.
Pertanto, il dirigente dell'Area urbanistica, Michele Stasi, ha impegnato la somma di 45.000 euro per il necessario intervento, che avverrà a seguito di affidamento di lavori all'esito di una indagine di mercato. In particolare, i manufatti sono quelli che fanno riferimento all'ex macello comunale.
Ma è anche vero che in via Finanzieri, a breve distanza, ci sono altri due capannoni con copertura in amianto appartenenti a privati, anch’essi oggetto di esposti in Procura e sui quali vige l’intimazione, nei confronti dei proprietari, a rimuovere il materiale di copertura pericoloso per la salute pubblica.
Tre anni e mezzo fa la zona fu addirittura transennata dalla Polizia locale: una messa in sicurezza urgente perché, da uno di quei capannoni, si erano distaccati frammenti che, subito, non erano apparsi i soliti calcinacci, ma pezzi di lastre di eternit sganciatisi da un tetto ormai fuorilegge. Ed il Comune potrebbe anche valutare l'esecuzione in danno delle opere di rimozione da queste proprietà private.
Del caso - come lo stesso dirigente scrive nel suo provvedimento - si era occupato il consigliere comunale della Lista Emiliano, Anna Maria Barresi. La neo eletta aveva ricordato come, anche per effetto del disinteresse dei cittadini, un bando che il Comune di Trani aveva proposto due anni fa, per lo smaltimento virtuoso dell'amianto concedendo contributi economici ai richiedenti, fosse stato clamorosamente ignorato nella misura in cui soltanto quattro cittadini risposero e ben 76mila degli 80mila euro messi a disposizione restarono non attribuiti, e gran parte di questi tornarono alla Regione Puglia, che aveva finanziato il progetto.
«Le strutture di via Finanzieri – faceva notare Barresi - appartengono a singoli privati, ma alcune sono persino di proprietà del demanio. Sono numerose le segnalazioni fatte dai singoli cittadini, oltre al deposito di un fascicolo, inerente questa situazione, presso l’Autorità giudiziaria. Purtroppo, devo constatare che nulla è stato fatto e che i fondi stanziati dalla Regione Puglia, per bonificare molte delle aree interessate dalla presenza di materiali e sostanze tossiche, sono stati utilizzati solo parzialmente ed una gran parte di essi sono stati restituiti a Bari. Il mio impegno sarà fare convergere i nuovi fondi regionali innanzi tutto per la bonifica di via Finanzieri, e sono sicura che questo porterà un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini tranesi».


