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FOTO. Restaurata, è tornata a Trani: dove sarà collocata l'ancora del 1400 recuperata in mare due anni fa?

Dove sarà collocata l'ancora antica recuperata due anni fa in fondo al mare di Trani? La domanda è più che mai legittima all'indomani del secondo compleanno di quell’operazione e già a molti mesi, ormai, dal ritorno in città del manufatto bronzeo: a restaurarlo, la ditta Carlo Usai, di Roma.

Ebbene, già dallo scorso mese di maggio l’ancora si trova nei locali del cantiere comunale, presso i capannoni Ruggia, nell'attesa di conoscere il luogo in cui esporla al pubblico. I restauratori l'hanno completamente rimessa a nuovo e, dopo numerose sollecitazioni affinché il Comune di Trani se la riprendesse, l'hanno spedita durante la gestione del commissario straordinario, Maria Rita Iaculli. Per la cronaca, i restauratori attendono di essere pagati per il lavoro svolto: 11.300 euro, oltre Iva, che, a quanto si è appreso, a breve il dirigente dell'Ufficio tecnico liquiderà formalmente per saldare il debito contratto.

Peraltro, ancora non si riesce a comprendere dove collocare l'antico reperto per una pubblica fruizione. Quel che pare certo è che l’ancora sarà custodita al chiuso perché, diversamente, gli effetti del restauro potrebbero presto cessare e, nel giro di pochi anni, l’oggetto avrebbe bisogno di nuovi interventi. Al coperto, invece sarebbe molto più facile che resti intatta nel suo ritrovato splendore. Quali, allora, le ipotetiche destinazioni?

La prima potrebbe essere l'androne di Palazzo Torres, giacché il recupero dell’ancora fu sollecitato e persino “coccolato”, anche e soprattutto, dalla Procura della Repubblica di Trani. Gettonato è anche l’androne di Palazzo Beltrani, anche perché l’impegno di spesa per il restauro è stato finanziato proprio con i fondi del Palazzo delle arti. Di certo, sarebbe il caso di “svelare” al più presto il bene, perché la prolungata permanenza in un anonimo deposito non pare in ogni caso compatibile con i fini per cui è stato restaurato.

L’ancora fu riportata in superficie esattamente il 30 ottobre 2013. Dopo poco, fu sottoposta ad un processo di desalinizzazione presso il cantiere nautico «Trani marina yatching», in via Finanzieri, utile a rimuovere tutti i detriti accumulatisi negli anni. Nel frattempo, Comune e Soprintendenza avevano avviato un iter per definire una procedura negoziata per il restauro, all'esito della quale la ditta Usai aveva offerto il prezzo più vantaggioso.

Il manufatto, risalente al 1400 ed appartenuto, molto probabilmente, ad una galea veneziana, fu scoperto casualmente quasi sei anni fa, a sei miglia dalla costa e 14 metri di profondità, nello specchio d'acqua fra Trani e Barletta, dal sub tranese Umberto Papagno, della società «Nuova oceanus orca». Da quel momento, se ne sarebbe interessato insieme con colleghi ed appassionati.

Nonostante i sei secoli di permanenza in mare, l'ancora si è conservata discretamente bene, ma, per preservarne ulteriormente lo Stato dal momento del suo casuale ritrovamento, si sono messi moto processi virtuosi che hanno consentito, da quel giorno ad oggi, di evitarne l’ulteriore deterioramento.

In questo senso, decisiva è stata l'opera della Procura della Repubblica di Trani, nella persona del capo dell’ufficio, Carlo Maria Capristo, e del sostituto, Antonio Savasta, il quale, subito dopo la denuncia di ritrovamento da parte dello stesso Papagno, avrebbe fatto disporre il sequestro probatorio, eseguito dall’Ufficio locale marittimo di Trani, di quello specchio di mare, e della stessa ancora, per evitare operazioni di qualsiasi tipo che mettessero a repentaglio la tenuta dello storico reperto. Così, dunque, il ruolo della locale Procura, questa volta, non è stato repressivo, ma preventivo. 


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