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Sicurezza a Trani, Loconte (Riva destra): «Ignorata la nostra proposta sulla questione rom»

Il 24 agosto è stato protocollato da Antonio Loconte, commissario provinciale e cittadino di Riva destra un documento, indirizzato al sindaco di Trani, all’ufficio territoriale di prefettura della Bat ed al commissariato di polizia nel quale si chiede maggiore attenzione nei confronti dell’«invasione incontrollata di extracomunitari e rom che attentano continuamente alla sicurezza, all’ordine pubblico e alla salute di tranesi e turisti», in quanto «l’insistenza di questi soggetti nel “pretendere” l’offerta si trasforma in aggressività nel momento in cui viene negata: sono stati segnalati persino episodi di aggressioni accompagnate dall’uso di coltelli. Vittime della questua “organizzata e molesta” sono anche i commercianti. Altra grave conseguenza di questo “agire incontrastato” è l’occupazione abusiva di spazi comunali per il bivacco (piazza della Repubblica, via Verdi, molo santa Lucia etc.) che avviene nella totale violazione delle norme igienico-sanitarie che governano la civile convivenza».

Poiché, scrive Loconte, «la richiesta di elemosina è lecita purché sia una legittima richiesta di umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento della carità, che non intacchi né l’ordine pubblico né la pubblica sicurezza; l’impiego di minorenni configura il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) se questi per chiedere l’elemosina non frequentano la scuola, o se si tratta di neonati non sorvegliati oppure non nutriti adeguatamente oppure tenuti al freddo per strada; l’accattonaggio minorile va contrastato per restituire serenità ad esseri umani che, per la loro tenera età, non sono in grado di scegliere o decidere della loro vita; l’occupazione abusiva di spazi comunali finalizzata al bivacco deturpa e squalifica il patrimonio cittadino» è necessaria la stesura immediata di un regolamento.

Questo regolamento deve prevedere maggiori controlli nei confronti di questi soggetti al fine anche di verificare che abbiano i premessi di soggiorno, vietando loro di «occupare abusivamente spazi pubblici o ad utilizzo collettivo; bivaccare e soggiornare nei portici e nelle strade, sui marciapiedi, nelle piazze, nei giardini in modo contrario al pubblico decoro o recando intralcio o disturbo; introdursi e fermarsi sotto i portici, i loggiati, gli androni degli edifici aperti al pubblico per mangiare, dormire e compiere atti contrari alla pulizia e al decoro dei luoghi; assumere qualsiasi comportamento contrario alla pubblica decenza, al decoro urbano o che rechi molestia ai cittadini; effettuare operazioni di pulizia personale presso le pubbliche fontane; raccogliere questue ed elemosine in prossimità di incroci stradali, impianti semaforici e su strade urbane dove l’attività potrebbe creare problemi di intralcio alla circolazione stradale e problemi di sicurezza sia ai cittadini, sia a chi esercita l’accattonaggio stesso, all’ingresso o nelle adiacenze di supermercati e generi alimentari a salvaguardia delle condizioni igienico-sanitarie dei consumatori, nelle adiacenze di strutture sanitarie, luoghi di culto e aree cimiteriali» ed in particolare di operare un intervento «dei servizi sociali per combattere il “fenomeno” dello sfruttamento minorile finalizzato all’attività di questua».

Questo documento, protocollato il 24 agosto, come abbiamo scritto, sembra sia stato completamente ignorato, come ha scritto Loconte in una seconda nota: «I consiglieri comunali hanno deciso, in maniera scellerata, di non regolamentare la pericolosa situazione rom. Questi amministratori locali, evidentemente assillati da problemi ben più gravi rispetto alla sicurezza dei cittadini, non porteranno in discussione l'unica proposta pervenuta dimostrando disinteresse ed indifferenza rispetto i numerosi episodi che si verificano giornalmente. Nel prossimo consiglio comunale, convocato inizialmente per affrontare il tema monotematico della sicurezza, andrà in scena la solita e imbarazzante commedia durante la quale si continuerà a parlare senza deliberare nulla. L'assenza totale di programmazione e la mancata discussione in assise costituisce un affronto al popolo tranese che, quotidianamente, si trova a dover fare i conti con questa realtà».

Federica G. Porcelli


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