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I poveri «inattesi»: alla Caritas di Trani ormai si rivolgono sempre più insospettabili

Chi è povero non è libero: questo è l’unico dato di fatto che possiamo accertare in merito alla povertà che oggi attanaglia anche il nostro Paese, che pure fa parte di quelli industrializzati. La miseria ruba la dignità e i diritti delle persone.

Secondo le stime dell’Istat, le famiglie povere in assoluto in Italia nel 2014 erano un milione e 470 mila. Si tratta di senzatetto, ma anche di persone che negli anni passati avevano vissuto un certo benessere, e persino una certa agiatezza, ma che oggi non hanno più niente, perché sono divorziati, o perché hanno perso il posto di lavoro, o per tanti motivi concatenati: la storia di ognuno di loro è difficile da scandagliare.
Purtroppo, la povertà assoluta è stabile sul territorio italiano, e nel Mezzogiorno la percentuale di poveri è dell’8,6 per cento, contro il 4,2 del Nord e il 4,8 del Centro Italia.

E i dati Istat confermano che c’è maggiore probabilità di impoverirsi se non si è avuta la possibilità di studiare: i poveri con licenza elementare sono l’8,4 per cento della popolazione, con diploma costituiscono il 3,2 per cento. È invece più difficile trovare persone laureate, professionisti o dirigenti che sono progressivamente diventati poveri (meno del 2 per cento). Non è detto, però, che negli anni questa tendenza non possa cambiare, se non addirittura invertirsi tanto che, secondo un rapporto del Cies, la commissione di indagine sull’esclusione sociale, l’80 per cento dei laureati non può andare via di casa, e questo significa progressiva impossibilità a sposarsi, ad avere figli, quindi a scegliere di avere una famiglia. Non solo: chi nasce da una famiglia povera, ha meno possibilità di laurearsi, quindi, eventualmente, di arricchirsi tramite un lavoro ben remunerato. Se si pensa però che oggi non è il laureato, o almeno non necessariamente, a svolgere un lavoro ben pagato, la questione si complica ancora di più: chi saranno i nuovi poveri di domani?

Fatte queste premesse, ci siamo chiesti quanti poveri ci siano a Trani, quante persone che non hanno un posto in cui andare dormire, o che non hanno da mangiare, o hanno una casa ma non possono permettersene i servizi. Lo abbiamo chiesto a don Raffaele Sarno, direttore della Caritas di Trani-Barletta-Bisceglie, che ci ha risposto: «Intere famiglie: gente senza fissa dimora, o che ha una casa ma non ha la corrente elettrica, o che come casa ha un garage, gente che lavora stagionalmente nelle cooperative sociali». In tutto, a Trani, sono circa duecento le famiglie, molte con figli a carico, che vanno a chiedere un pasto caldo alla Caritas.

E non sempre o non necessariamente si tratta, come dice il pregiudizio, di immigrati, di extracomunitari, di rom, ma di tranesi, che hanno perso il lavoro, che sono monoreddito con molti figli, che sono lavoratori stagionali: «Diversamente dai paesi limitrofi, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente gli immigrati, qui a chiedere aiuto sono i tranesi. Ogni giorno – ci dice don Raffaele - la nostra mensa caritatevole ospita dalle trenta alle cinquanta unità, e vi sono impegnati da uno a quattro volontari. Si tratta soprattutto di disoccupati, oltre che di lavoratori stagionali. Ad aiutare, anche, i carcerati (don Raffaele è anche parroco della casa circondariale, ndr) al quale il magistrato permette due ore di volontariato». I volontari non offrono solo un pasto caldo, ma anche le bombole del gas: «Quelle sono le cose che do più spesso alle famiglie che magari hanno una casa, ma alle quali hanno tagliato la corrente elettrica, perché non hanno pagato le bollette, perché non possono pagarle, visto che non lavorano».


Il lavoro è l’unica attività che può ridare dignità alle famiglie che necessitano di tutto, il lavoro onesto è l’unica soluzione ai problemi, e sembra che le istituzioni non se ne accorgano. E quando non c’è lavoro, può esserci il “reddito di dignità”. Non di cittadinanza, ma di dignità, perché è questa che le associazioni vogliono riportare alle persone indigenti. Infatti, ci spiega don Raffaele «molti capifamiglia si vergognano a chiedere aiuto, versano in condizioni di povertà ma non riescono ad accettarlo, non riescono ad ammettere di averne bisogno, o hanno troppa dignità». La Caritas tranese ha aderito al presidio di Libera Trani, che è una delle associazioni, a livello nazionale, interessata all’immissione del reddito di dignità: «Noi, come Caritas, siamo favorevoli al reddito di inserimento. A Trani lo abbiamo già adottato dieci anni fa, ma la politica ha interferito con queste scelte chiedendo che fossero famiglie di propria scelta a beneficiarne». È stata proprio Libera, con la sua campagna, Miseria Ladra, a darci lo spunto per parlare di questa tematica, spesso trascurata perché c’è vergogna o indifferenza attorno a noi. Quando vediamo un senzatetto dormire nel parcheggio della stazione, preferiamo fotografarlo e inserire la sua foto su internet piuttosto che pensare alla storia che quella persona ha, ci ritraiamo quando la persona di colore ci chiede l’elemosina, ma non sappiamo che la miseria è proprio vicino a noi, e lentamente sta rubando la speranza, i diritti, a molte persone, a una persona su quattro, a milioni di persone, secondo le stime, ma forse anche alle generazioni che ci sostituiranno.

Federica G. Porcelli

(Abbiamo voluto riportare questo articolo, già pubblicato su Il giornale di Trani attualmente in edicola, in occasione dell'incontro che si svolgerà questa sera dal titolo “Affamati di sprec. L’eredità di Expo 2015: mai più diseguaglianza sociale a causa del cibo”, nella sala Aurelia della parrocchia Spirito Santo alle 19.45. Parteciperanno  don Raffaele Sarno, oltre che Rufina Di Modugno, dell’associazione “Recuperiamoci” di Bisceglie, e Angelo Guariello, dell’associazione “Orizzonti” di Trani. Modererà Gaetano Attivissimo). 

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