Il reddito di dignità regionale è la misura politica di reinserimento lavorativo dei nuclei familiari pugliesi che sono sotto la soglia di povertà e che consentirà loro di recuperare un minimo di capacità di spesa ed ottenere formazione professionale e ruolo all’interno della comunità.
La proposta di deliberazione della giunta regionale, così come è stata formulata da Michele Emiliano e dai suoi, non piace a Sel Bat: «Siamo favorevoli al reddito di dignità perché si tratta di una proposta avanzata anche a livello nazionale, ma il problema sono i criteri di assegnazione dello stesso, un po’ oscuri» ha detto Luigi Panzuto, segretario provinciale Bat. I criteri che non piacciono a Sel Bat sono l’Isee, un documento facilmente modificabile, e la copertura finanziaria della quale la regione intende avvalersi in quanto, prosegue il segretario «verranno sottratti fondi ai servizi sociali e verranno aumentate le tasse sulle automobili».
Di reddito di dignità si è parlato in un incontro tenutosi presso la sede di Trani, al quale sono intervenuti esponenti provinciali del partito e il consigliere comunale di Sel Trani Luciana Capone: «Le mie perplessità riguardano il nucleo familiare in quanto al Sud vivono insieme anche intere generazioni di famiglie e se anche un solo pensionato ha la pensione tutti i suoi figli non possono partecipare alla misura economica».
All’incontro ha partecipato anche il coordinatore Cgil Trani Vito De Mario: «Non ci sono controlli, e l’assistenza non va bene perché bisogna piuttosto creare lavoro». Dello stesso avviso sono stati alcuni delegati del Comitato per la tutela del bene comune, Vincenzo Ferreri ed Anna Rossi.




