Nato come universitario, "ma incompreso", a suo dire, Paolo Bonacelli diventa attore quasi per caso e mette insieme decine di esperienze, teatrali, cinematografiche e televisive. "Mi fermai a quindici esami di Giurisprudenza, forse riprendo perché non è mai troppo tardi".
Così l'artista aprendo la nuova serata, dal titolo "La valigia dell'attore", che il circolo Dino Risi gli ha dedicato ieri nell'ambito della retrospettiva su Pier Paolo Pasolini. Introdotto da Lorenzo Procacci Leone ed intervistato anche da Vito Santoro, Bonacelli ha raccontato aneddoti di vita e professione in cui la sua attività si sarebbe incrociata con quella di personaggi già famosi nel mondo della cultura e spettacolo, da Gadda a Gassman, da Cochi e Renato a Mickey Rourke".
Di Pasolini, ha raccontato ancora di più. "Per lui il vero attore era colui che realmente conosce il testo e lo fa suo, non chi lo rende a memoria. È il segreto più importante che ho provato a fare mio durante la mia carriera".
Diplomatosi all'Accademia di Arte Drammatica di Roma, la lunghissima carriera di Bonacelli si snoda lungo le linee del teatro, del cinema e della televisione. A teatro si ricordano le sue straordinarie performance in Sogno di Oblomov (1986), testo di Siro Ferrone, per la regia di Beppe Navello, con Anna Zapparoli, Luigi Tontoranelli e Gianni Galavotti, Il ratto di Proserpina (1986), regia di Guido De Monticelli e musiche di Mario Borciani, Terra di nessuno di Harold Pinter (1994), ancora per la regia di De Monticelli La Mandragola di Niccolò Machiavelli (1996) e i recenti Enrico IV di William Shakespeare (2007) e Il malato immaginario di Molière (2010).
Numerosissimi i film ai quali ha preso parte. Nel documentario finale della serata, montato da Procacci Leone, si sono susseguite scene molto belle da Cristo si è fermato ad Eboli, Francesco, Johnny Stecchino, Fuga di mezzanotte, Il mistero di Oberwald, L'eredità Ferramonti, Buone notizie, Salò e le 120 giornate di Sodoma, Cadaveri eccellenti, The american, Non ci resta che piangere.
E, particolarmente commosso a fine proiezione per l’omaggio resogli, Bonacelli non s’è sottratto sia alle tante domande, sia alle richieste di foto ed autografi: è il lato più squisitamente umano del cinema, e della cultura più in generale, che solo al Dino Risi, ogni volta, si vive e tocca con mano.
Speciale sulla serata il prossimo 5 dicembre, nel nuovo numero de Il giornale di Trani.




