Ma chi l'ha detto che bisogna spendere una fortuna per farsi eleggere a Trani? Infatti, almeno stando alle rispettive autocertificazioni, anche non spendendo nulla si è entrati in consiglio comunale: uno scranno in cambio di un buon paio di scarpe, a quanto pare. È quanto emerge dalle dichiarazioni, rilasciate sul sito del Comune di Trani, relativamente alle ultime elezioni amministrative.
In particolare il sindaco, Amedeo Bottaro, ha dichiarato di avere speso €16.500, di cui 3300 solo per i sondaggi. Antonella Papagni, candidato sindaco e poi consigliere del Movimento 5 stelle, ha speso €2.406 per materiali e mezzi di propaganda. La stessa somma, €2.500 è quella della campagna elettorale di Emanuele Tomasicchio, candidato sindaco di parte del centrodestra ed ora consigliere comunale. Domenico Briguglio, candidato alle primarie e poi eletto consigliere comunale, dichiara di non avere sostenuto alcuna spesa, potendo contare sull'apporto della sua lista, Realtà Italia, che ha speso €97.
Per quanto riguarda i candidati al consiglio comunale fa specie il caso dell’eletto Francesco Laurora, dei Verdi, che ha dichiarato (insieme a tutti i candidati della lista) di non avere sostenuto alcuna spesa. Invece, Michele Di Gregorio, segretario del movimento, anche lui candidato, ha “sprecato” €200 di propaganda elettorale sul periodico cittadino, per poi non farcela. Analoghi colpacci di Tiziana Tolomeo e Gianni Loconte, eletti senza spese rispettivamente in Noi a sinistra e Lista Emiliano.
Della Lista Emiliano, oltre Tolomeo, si ha un quadro completo: Francesca Zitoli è stata eletta dopo avere speso €1.700, oltre la metà dei quali per materiale stampa; Anna Maria Barresi si è fermata a €884; Pietro Lovecchio dichiara €500; Diego di Tondo ha chiuso a €220.
Fabrizio Ferrante, diventato nuovamente presidente del consiglio comunale, ha speso complessivamente €2.300, di cui 1000 per propaganda elettorale, 900 per materiale e 400 per utenze. Un altro dei consiglieri comunali eletti che ha speso a quattro cifre è stato Mimmo De Laurentis, capogruppo del Partito democratico: €1.000, ma solo di tasca sua, senza contributi finanziari di terzi. Marina Nenna, sempre del Pd, ha speso invece €450. Ammonta a €900 il costo della campagna elettorale di Nicola Ventura, anch’egli Pd.
Antonio Procacci, candidato sindaco di Trani a capo, ha speso €3.100 per poi lasciare il posto in consiglio comunale a Mariagrazia Cinquepalmi, che invece si era astenuta dallo spendere alcunché. Aldo Procacci, fratello del candidato sindaco, anch’egli eletto consigliere, ha sostenuto spese per €900. La coalizione di Procacci è stata l’unica a documentare le spese anche in tempo reale, durante la stessa campagna elettorale.
L’altro consigliere del Movimento 5 stelle, Luisa di Lernia, ha chiuso con €890, mentre Raimondo Lima, di Fratelli d'Italia, è andato in quadrupla cifra: €1.310. Singolare la certificazione di Michele Lops di Più Trani: €200 per «santini tipografici».
A parte possibili nostre sviste, mancano all’appello le dichiarazioni di chi non abbiamo citato: potrebbe anche darsi che, nel frattempo, le abbiano rilasciate, ma i dati non siano stati ancora caricati.




