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DifferenTrani: grazie al compostaggio domestico, si risparmia il trenta per cento sulla Tari

Sottrarre alla discarica la frazione organica dei nostri scarti, detta Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani) equivale già a ridurre di molto la produzione di percolato e di biogas  che avviene per il normale processo di macerazione dei rifiuti. Con questa definizione si intendono tutti residui organici della nostra cucina, ma anche  sfalci di potatura, fiori appassiti, foglie e rametti secchi. Questo tipo di scarti, in una corretta gestione della raccolta differenziata, andrebbe avviato al compostaggio, cioè un processo biologico  che  grazie all’azione dell’aria e dei batteri contenuti nel terreno e nei rifiuti stessi, li trasforma  in soffice terriccio ricco di humus.

La nostra regione purtroppo ha un numero troppo esiguo di impianti di questo genere, peraltro privati, e ciò rende estremamente difficile per i comuni che adottano o vorrebbero adottare una corretta raccolta differenziata, smaltire questa frazione perché devono sottostare alle tariffe applicate dai proprietari degli impianti. Si tratta oltretutto di una parte molto consistente dei nostri rifiuti (pari al 35 per cento) e quindi un’impiantistica più capillare permetterebbe  uno smaltimento più rapido, più economico  e la produzione di un ottimo fertilizzante naturale che potrebbe largamente sostituire l’uso di fertilizzanti chimici.

In alternativa, però, si può fare uso della compostiera domestica che consente a chiunque abbia un piccolo pezzo di terra di eliminare in maniera virtuosa i propri rifiuti e prodursi da sé il terriccio di cui necessita. La compostiera è in definitiva un contenitore di plastica bucherellato della capacità di circa 300 litri che si può acquistare in tutte le ferramente con una spesa di circa quaranta euro. Se vengono seguite le poche regole qui indicate, non si generano assolutamente cattivi odori, né presenze indesiderate perché il loro contenuto non viene considerato cibo per gli animali.

L’unica condizione, però, è quella di poggiarla sul terreno e quindi vanno esclusi terrazzi e balconi, ma solo per una questione di drenaggio e non per gli odori.Prima di procedere all’installazione occorre smuovere leggermente la terra per facilitare l’ingresso degli organismi decompositori; poi , una volta poggiata la compostiera nel punto previsto, stendere al suo interno uno strato di rametti secchi e ciottoli di piccole e medie dimensioni per ottenere uno strato drenante.

Fatto ciò si può tranquillamente cominciare ad inserire i propri rifiuti. Nella compostiera domestica possono essere introdotti quasi tutti i residui organici della cucina (bucce di frutta, scarti di verdura, noccioli) ma vanno evitati gli avanzi di cibo come carne e pesce sia crudi che cotti perché solo questi possono causare cattivi odori e attirare animali fastidiosi.

Ottimi sono anche gli sfalci di giardino, i residui di caffè, gusci di uova, bustine di te o tisane; anzi è buona norma inerire ogni tanto un po’ di residui secchi, come appunto rametti e foglie secche, per compensare l’eccessiva formazione di liquidi da parte dei rifiuti di cucina. Ogni tanto è bene mescolare il contenuto con un rastrello per facilitare l’accesso dell’aria e dopo qualche mese alla fase si comincerà a vedere formarsi uno strato di humus. Per questo le compostiere hanno alla base uno sportellino dal quale si può prelevare il terriccio appena ottenuto.

Possono essere introdotti pezzi di carta se non colorati o unti; allo stesso modo si potrebbero inserire fibre naturali, ma la colorazione lo sconsiglia. Chi invece abita in una zona servita dal servizio porta a porta, deve conferire nel bidone dell’umido, seguendo le regole del conferimento.

L’uso del compostaggio domestico, abbinato ad una corretta raccolta differenziata riduce quasi a zero il sacchetto dell’immondizia indifferenziato con benefici evidenti per l’ambiente che potrebbero diventare economici una volta che tale sistema sarà presente in maniera rilevante. Come abbiamo visto, non richiede una particolare preparazione; il costo è irrisorio e comunque compensato dalla produzione di terriccio o concime e soprattutto dal fatto che chi lo attua ha diritto ad una riduzione del  30 per cento sulla Tari (che non è poco!).

Campagna a cura del Comitato bene comune e Il giornale di Trani - sesta puntata (quinta puntata disponibile qui)


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