«Pietra e moscato sono stati il volano della nostra economia, e forse non è un caso che oggi siano entrambi trascurati. Ma i giovani colleghi ci stanno mettendo tanta competenza e passione per favorirne la nuova valorizzazione».
Così Giuseppe D’Angelo, presidente dell’Ordine provinciale degli architetti, aprendo “Architetture di vino”, il seminario promosso dall’architetto Francesca Onesti ieri mattina, a Palazzo Covelli, «alla scoperta delle antiche come luoghi della trasformazione».
Particolarmente fiero dell’iniziativa Antonio Nunziante, vice presidente della giunta regionale, prefetto, fratello dell’ex procuratore di Trani, e che a Trani viene sempre «a comprare capi d’abbigliamento da Beppe Nugnes», ha rivelato sorridendo. Nunziante ha incentrato il suo intervento sul «superamento dell’individualismo, che deve guidarci anche in progetti come questo, capaci di esaltare luoghi e patrimoni che pochi hanno come noi. E parlare di cultura dell’enogastronomia non deve essere un’opzione, ma il filo conduttore della promozione del territorio. Allora, allarghiamo i confini della cultura, cambiamo la mentalità della cultura superando il particolarismo e progettando ad ampio respiro. Tanto che, nell’assestamento del bilancio, una parte la investiremo nel pagamento dei debiti della sanità, quella restante in finanziamenti europei per la cultura, ponendo fine alle inutili mance».
La conferenza si è innestata nella manifestazione “Vin a Trani”, promossa a Palazzo Pugliese dall’enologa Francesca De Leonardis e dal ristoratore Michele Matera.
«Ci siamo posti un problema di origini della nostra cultura - ha spiegato Francesca Onesti - e siamo giunti alla conclusione che gli imprenditori locali del vino possono contare sulla collaborazione dei giovani architetti. Questi ultimi si sono armati di macchina fotografica e hanno indagato il territorio, scoprendo che molte vigne sono nate dal recupero di cave di tufo: sul piano campagna gli ulivi, sul fondo della cava i vigneti. Contemporaneamente, sorgevano masserie con cantine, circondate da vigne: Beltrani, Melodia, Carcano, Bianchi, Donna Lavinia, Sant’Elia, Protomastro e soprattutto, Schinosa, ancora oggi attiva e perfettamente mantenuta dai proprietari. Le masserie, evidentemente, non erano contenitori ameni, ma luoghi di azione, produzione e cultura. Ecco, noi dobbiamo fare in modo di ritornare verso quella meravigliosa condizione».









