A seguito della grave situazione finanziaria in cui versa la città unitamente al sequestro della discarica di contrada Puro Vecchio, il commissario Iaculli si è visto obbligato ad aumentare la Tasi e la Tari mentre l’amministrazione Bottaro non ha potuto far altro che seguire tale linea in quanto diversamente sarebbe aumentato il monte capitale debitorio che attualmente pare attestarsi intorno a circa venticinque milioni di euro. Detto aumento di pressione fiscale locale è la rappresentazione plastica del detto "le disgrazie non vengono mai da sole” in quanto sono, per i tranesi, il colpo di grazia regalatoci dalla mala gestio delle precedenti amministrazioni e dal settennato di crisi economica che sta attraversando la nazione.
Per dare un margine di respiro ai “Tartanesi” (tartassati tranesi) il 28 settembre lo scrivente ha inviato al sindaco e ad ogni elemento della giunta una istanza per l’attuazione del baratto amministrativo unitamente ad una bozza di regolamento attagliato alle esigenze cittadine per venire in soccorso ai tranesi meno abbienti dando loro la possibilità di onorare con prestazioni lavorative la loro situazione “debitoria” o che si appresta a divenire tale per via della pressione fiscale. Va dato atto che l’amministrazione comunale non è rimasta insensibile a tale argomentazione tant'è che nella quinta commissione ha affrontato l'argomento per ben due volte.
Leggendo il verbale di commissione si evince che, vista la nota di approfondimento sull’istituto del baratto amministrativo emanata dall’Ifel (istituto per la finanza e l’economia locale) in data 22 ottobre, l’assessore alle politiche sociali Felice Di Lernia ha deciso quanto segue: il baratto amministrativo sicuramente non va applicato ai debiti pregressi perché in questo caso sarebbe assimilato alla modalità del condono edilizio, e quindi sarà una valutazione politica a decidere se attuarlo o meno; il baratto amministrativo va espletato solo attraverso associazioni e cooperative di servizio in cui confluiranno i soggetti aventi diritto e secondo progetti che l’ente approverà.
Volendo attuare il baratto amministrativo secondo le logiche espresse nei succitati punti è alquanto evidente che la sua esistenza non avrebbe alcun senso e motivo di esistere per ovvi motivi che evito di elencare, ma leggendo la nota dell’Ifel precedentemente citata ci si rende conto che le affermazioni fatte dall’assessore Di Lernia prima e dalla quinta commissione poi sono molto fuorvianti.
Infatti in merito al punto uno nella suddetta nota è riportato: «Il riferimento alla sussidiarietà, concetto ripreso anche dal decreto legislativo 23 del 2011, secondo il quale l’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario». L’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito: il che non significa che detto periodo possa essere pregresso. In merito al punto due, nella nota si legge: «In definitiva, il concetto di “inerenza” del tributo per cui si prevede l’agevolazione all’attività svolta dai cittadini (singoli o associati), dovrà essere valutato attentamente in sede di predisposizione della delibera di agevolazione ed ispirato a criteri di ragionevolezza e corrispondenza tra beneficio reso ed agevolazione concessa».
Per quanto riguarda le attività svolte dai cittadini, nell’articolo 24 del decreto legislativo 133/2014 si legge: «Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute», e non c'è alcun veto a far fruire di tale beneficio i singoli.
A fronte di quanto sopra: è lecito pensare che i componenti dell’amministrazione in questione o hanno problemi di comprensione del testo oppure non hanno nessun intendimento a mettere in atto tale “ammortizzatore sociale” o viceversa metterlo in atto in modo “ingessato” e di scarso beneficio per i singoli? A sei mesi dall’insediamento della nuova amministrazione e vista la situazione socio-
economica dei cittadini, come mai i consiglieri pentastellati hanno chiesto lo striscione per mostrare vicinanza al magistrato Di Matteo ma nessun accenno al baratto amministrativo che di fatto è un loro cavallo di battaglia a livello nazionale? Il tempo scorre ed il cappio si stringe intorno al collo del tranese.
Filomeno Cafagna
