Secondo il capogruppo consiliare del movimento, Aldo Procacci, «anche lo sblocco delle spese è relativo perché, fino a quando non si saranno sanate tutte le criticità, si potrà spendere solo il denaro già impegnato. Inoltre, nel bilancio 2015 ci sono crediti di dubbia esigibilità su cui la Corte si sofferma con altre censure, e non è meno grave il debito fuori bilancio di 1.400.000 euro per un esproprio non pagato del contratto di quartiere: la sentenza è passata in giudicato, ma del riconoscimento del debito nessuna traccia».
Intanto, Trani a capo ha presentato un esposto alla Corte dei conti sulle questioni dell’Amiu, in particolare della mancata ricapitalizzazione della società, in assenza della quale la stessa potrebbe ritenersi sciolta. «Su questi profili si sofferma anche il collegio sindacale di Amiu –fa notare il consigliere comunale Maria Grazia Cinquepalmi -, e noi abbiamo presentato anche un’ipotesi di azione di responsabilità. Abbiamo chiesto al procuratore un incontro e stiamo valutando un’azione anche sulla discarica. Vogliamo atti scritti, non dichiarazioni sparse. E, prima di pensare ad altri lotti, tutto deve transitare dal consiglio comunale».
Escursione di Antonio Procacci sugli oneri non versati da tre costruttori del contratto di quartiere: «Ci mostrino le ricevute di pagamento. Sicuramente, bene ha fatto l’Amministrazione ad avviare azioni legali contro due costruttori, ma il terzo? Abbiamo posto il quesito al dirigente, che ci ha risposto di disconoscere le motivazioni del mancato avvio di un procedimento verso la terza società, con la quale non esiste alcun piano di rateizzazione. Le fideiussioni? Il dirigente dell’epoca le aveva accettate, ma è facile vedere quanti problemi queste società preposte abbiano avuto in tutta Italia. Per questo presenteremo un altro esposto, ma questa volta alla Procura della Repubblica».
Non da ultimo, Trani a capo presenterà un’interrogazione sulla trasferta del sindaco a Tokyo: “Se ci è andato in gita, va bene, ma se era in veste ufficiale deve spiegare le scelte di andarci con un consorzio anziché un altro, con un’azienda anziché un’altra”.
Le dichiarazioni sopra riportate sono giunte nel corso della conferenza stampa di ieri, intorno alla nuova pronuncia della Corte dei conti.


