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Caso Exprivia project, brutto Natale per tanti ragazzi. Anche di Trani

C’era una volta Exprivia Project…ora non si sa che fine farà. Ovviamente non rischia la società ma i lavoratori che sino a qualche giorno fa lavoravano per il gruppo gestendo in maniera ineccepibile un servizio di assistenza clienti per la società Enel.

É impensabile che con la perdita della commessa Enel, un grande gruppo quotato in borsa, il cui presidente, Domenico Favuzzi, è “Cavaliere del lavoro” ed è anche Presidente di Confindustria Puglia, non sia in grado di ricollocare i suoi dipendenti.

Eppure questo è quello che è successo, perché circa cento dipendenti sono in cassa integrazione in deroga, legati all’azienda con lo stipendio lontano, lontano e nessuna certezza per il futuro.

È superfluo sottolineare che si tratta di personale qualificato – con contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato – che non merita di essere messo per strada dopo anni di sacrifici o dopo essere stato stabilizzato a marzo-aprile scorso consentendo a Exprivia di percepire anche gli incentivi fiscali e contributivi.

Manuela, laureata in fisioterapia, ha lavorato per il call center Exprivia, Mauro, laureato in ingegneria, ha lavorato per il call center Exprivia; Teresa, laureata in giurisprudenza, ha lavorato per il call center Exprivia; Anna, mamma e moglie, ha lavorato per il call center Exprivia. Contratti da quattro ore al giorno, sacrifici e lavoro svolto con attenzione e cura. Ore e ore al telefono ad ascoltare lamentele di clienti affamati e arrabbiati che lamentano ogni tipo di problema, che lamentano il non poter pagare le fatture perché lo stipendio è troppo basso e che lo raccontano a loro che dall'altra parte del telefono hanno studiato una vita, sognando una passione che si trasformi in lavoro, un giorno non troppo lontano.  Tempo trascorso a mantenere alto il livello di servizio e costretto per lavoro a vendere contratti, carte vantaggi, brillanti sconti a prezzi imbattibili, costretto a vendersi pure la dignità per lo stipendio.Di tutto questo era fatto il lavoro di Exprivia Project.

Cosa è succede? Si vince e si perde una gara, come sempre nella vita. E vai con il mors tua, vita mea. Macchiavelli docet. Questo è accaduto ai dipendenti di ExpriviaProjects, società del gruppo che si occupa dei servizi di call center con Enel in qualità di committente prevalente che per una serie di ragioni ha perso la commessa vinta dalla nuova società aggiudicatrice, Network Contact che si occupa sempre di attività di call center. Entrambe aziende di Molfetta, entrambe aziende esperte, entrambe aziende forti e vigorose. E poi..

Poi una serie di silenzi destabilizzanti, incontri con alcune sigle sindacali fantasma, richiesta di fiducia per un’azienda che ha sempre dichiarato di avere un unico obiettivo e cioè quello di salvaguardare i propri lavoratori. A seguire le ricollocazioni inspiegabili di alcuni a discapito di altri, le lotte tra i lavoratori che hanno immaginato di trovarsi su due lati differenti di una stessa isola, il rammarico, il dolore, la fatica di mantenere lucidi obiettivi e finalità e poi l’accettazione silenziosa di quella che dovrebbe essere una clausola sociale, della tutela del lavoratore.

Ma l'Italia è davvero una repubblica fondata sul lavoro? Più volte è stata sottolineata la delicata situazione Molfetta tra Exprivia Project e Network Contact per la vittoria della commessa Enel di una a discapito dell’altra.

La situazione si sarebbe potuta risolvere con il passaggio di tutti i lavoratori a Network Contact che, a differenza di Exprivia Project, ha molte altre commesse, ma la società ha potuto assorbire solo 120 lavoratori, che, a dire il vero per timore, terrore e paura, sono autonomamente migrati da un'azienda all'altra, contando sulla fortuna che distano tra loro solo poche centinaia di metri, rinunciando in alcuni casi alla "stabilizzante" forma contrattuale in essere dall'altra parte.
Tra chi parla di esuberi e chi di ricollocamenti, tra chi pensa illusoriamente di tendere la mano e chi si sforza di salvare il salvabile c'è un'unica certezza: la sofferenza dei lavoratori senza distinzione di genere, nuovi indeterminati con job act, i vecchi indeterminati che con forza chiedono sia salvato quel minimo articolo 18.

I lavoratori, donne e uomini, dal 1 Dicembre sono in cassa integrazione in deroga. Giovani in procinto di coronare sogni matrimoniali, padri e madri incapaci di assicurare un futuro glorioso ai propri figli.

In una gara c'è chi vince ed è bravo e fortunato e c'è chi perde ma parliamo di aziende che si occupano di un servizio in cui è il lavoratore che fa la parte centrale. E allora che nessuno parli di appoggi, di aiuti né tantomeno di mani tese ma di necessità di garantire un solo, unico e insindacabile diritto, il diritto al lavoro e che sia dignitoso e rispettabile e che non miri a demistificare i sacrifici fatti, le insensatezze della vita e le capacità e i sogni riposti nel cassetto.

Il sindaco della città di Molfetta si era così espressa: «È una vertenza difficilissima da gestire e me ne rendo conto. Ma coinvolge famiglie, vite in carne ed ossa, moltissimi giovani che dopo cinque anni rischiano di perdere salario e certezze. Le aziende devono fare ogni sforzo possibile per dare a tutti il maggior numero di tutele e assicurare la massima protezione. Sono vicina alla protesta dei lavoratori e mi metto a disposizione per fare la mia parte». Poi fu silenzio. Il Sindaco è impegnato.

E i lavoratori?

In attesa della svolta, che non si sa se arriverà, i lavoratori sono a casa. Delusi, arrabbiati e amareggiati. Una parte di loro è di Trani: qualcuno accenderà i fari anche qui?


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