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Trani piange suo figlio Nicholas. Don Dino: «Perché Dio ha voluto questo?»

«Nicholas figlio di tutti noi». Così don Mimmo Gramegna, parroco dello Spirito Santo, aprendo la messa esequiale per l'ultimo saluto al 15enne morto sabato sera nell'incidente fra i binari ai confini della stazione di Trani.

In un tempio gremito da familiari, amici, comunità parrocchiale e tanti giovani e cittadini comuni, il Vangelo di Matteo ha introdotto la riflessione sul senso della tragedia: «Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli e grande è la ricompensa, anche per chi resta sulla terra e piange».

«Le parole umane lasciano il tempo che trovano - ha detto don Dino Cimadomo, concelebrante del rito -, perché l'unica parola che conta è quella di Dio. Ma la parola "perché" si lega anche all'interrogativo di Gigi, Lucrezia (i genitori, ndr) e di tutti noi: perché Dio ha voluto questo? La risposta neanche noi religiosi l'avremmo, ma la tragica esperienza di sabato ha innescato una riflessione per uscire dal disorientamento e darci la risposta: c'è un disegno, di Dio. Qualsiasi discorso spirituale non placherebbe la rabbia ed il dolore, ma, mentre le nostre parole sono vuote, quella di Dio è piena. Allora, cosa vuole dirci Dio? Cosa vuole comunicarci? La risposta è che la nostra vita deve fondarsi su un'unica roccia, che è Dio. Viviamo la vita sì, ma nella pienezza di Dio. Perché la vita è breve, precaria, provvisoria e dipende solo da Dio: Lui ce l'ha donata, noi dobbiamo custodirla ringraziandolo ogni giorno per il dono della vita. Noi non apparteniamo a noi stessi, ma a lui. Quindi, non contiamo sulla nostra presunta onnipotenza, ma su Dio. A Nicholas la vita non è stata tolta, ma trasformata: Dio gli ha tolto la precarietà della vita, affiancandosi di un altro angelo fra i suoi angeli».

«Nicholas era un colosso», aveva riferito la mamma, Lucrezia, ai celebranti. «E voi continuerete a sentirla questa maestosa presenza - ha ripreso don Dino -, che è paragonabile a quella del Crocifisso, perché due sono le vie: o togliamo il Crocifisso, o vi ci aggrappiamo. Per il Signore la vita ha senso se siamo poveri di spirito, se siamo coscienti della nostra precarietà. Pertanto, non facciamo prenderci dalla disperazione e pensiamo alla ricompensa di essere, un giorno, con Nicholas, nel regno dei cieli, a contemplare la bellezza di Dio. Nicholas, dal cielo, ci guida ad una vita piena, vissuta nella magna carta delle beatitudini».

«Da sabato ci sono state tante parole, purtroppo alcune vuote e sbagliate», ha detto alla fine del rito funebre il parroco introducendo il papà, Gigi, che ha voluto rivolgere un messaggio alla comunità. «Vi ringrazio tutti per essere stati vicini a Nicholas. Ora so che Nicholas continuerà a vivere nel cuore di tutti noi. Vi voglio bene».

Don Mimmo ha concluso riportando il dialogo con un ragazzo incontrato stamattina: «Non sei andato a scuola?» «No, non ce la facevo, oggi vado al funerale di Nicholas». «Lo conoscevi?». «No, ma era un ragazzo della nostra parrocchia e soffro perché non c'è più». «Ecco perché - ha concluso don Mimmo - Nicholas è veramente un figlio di tutti noi».

Ad accompagnare l'uscita del feretro dalla chiesa, la canzone "Gli angeli", di Vasco Rossi.

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