Vedendo i film di Tomas Milian, nei panni di Er Monnezza o del commissario e poi ispettore di polizia Nico Giraldi, non si direbbe che nella vita reale sia stato un uomo che abbia tanto patito: la fuga da Cuba, la violenza e la cattiveria del padre, suicidatosi sotto i propri occhi, un’infanzia difficile. Ed è invece questo, l’aspetto più umano de Er Monnezza, che emerge dal documentario “The Cuban Hamleth – Storia di Tomas Milian”, un uomo che ha saputo uscire dalla sofferenza grazie al cinema. Il documentario è stato co-prodotto dal circolo del cinema Dino Risi e proposto ieri nella sede, in via Andrea Ciardi 26, insieme alla presenza di diversi ospiti: il regista del film Giuseppe Sansonna; l’attore Massimo Vanni, che ha lavorato insieme a Milian in molti film; il batterista Agostino Marangolo, che ha suonato con il gruppo dei Goblin in alcune colonne sonore; lo stuntman Ottaviano Dell’Acqua. A moderare gli interventi, Vito Santoro e Lorenzo Procacci Leone.
«Hai fatto un miracolo straordinario – esordisce Procacci Leone riferendosi a Sansonna – perché hai fatto tornare Tomas Milian a Cuba dopo cinquant’anni». Infatti, l’attore cubano lasciò la terra natia nel 1956 e non vi fece più ritorno. «Il mio interesse per Tomas Milian è sempre stato grande – spiega Sansonna -. Il documentario ha avuto molto risalto sui grandi contenitori culturali italiani e il Dino Risi mi ha dato il sostegno più celere e importante». Santoro ha fatto notare come Milian abbia avuto una carriera molto versatile: ha interpretato ruoli drammatici, comici, ha recitato in film western, ha lavorato con Visconti, Pasolini, proprio come un grande attore.
«Le colonne sonore di alcuni film di Milian – dice invece Marangolo – sono nate per caso perché, dopo che con i Goblin eravamo diventati famosi grazie alla celebre colonna sonora di Profondo rosso, molti registi ci chiedevano di suonare per loro. Corbucci ci ha lasciato liberi. Una volta, Tomas Milian mi ha riconosciuto dicendomi che la nostra musica gli piaceva».
La parola è andata poi a Ottaviano Dell’Acqua, che ha ricordato la difficoltà del ruolo dello stuntman: «Sul set dovevo prendere gli schiaffi», dice divertito. Massimo Vanni con Milian ha diviso il set almeno in una decina di film: «Per me è un fratello maggiore. Posso parlare solo bene di questo grandissimo attore, di una persona buonissima e comprensiva».
Con la visione di questo commovente documentario, il circolo del cinema Dino Risi chiude il ciclo di proiezioni per il periodo da ottobre a dicembre della stagione 2015-2016. L’appuntamento obbligatorio è per l’anno prossimo. E sicuramente non deluderà.
Federica G. Porcelli









