Un provvedimento che si può paragonare ad un autentico volume di enciclopedia, per via dei 32 allegati di cui è composta. Ma la sintesi di tutto è nella proposta di deliberazione che indica la strada per il salvataggio di Amiu Spa, prevista nel consiglio comunale in programma oggi, lunedì 28 dicembre: la prima è la ricapitalizzazione; in subordine, la liquidazione. Non c'è una scelta precisa, ma l'indirizzo sembra decisamente in favore della prima, ricorrendo alla seconda soltanto qualora l'orientamento dell'aula dovesse spostarsi da quell'altra parte.
Sulla strada della ricapitalizzazione il consiglio comunale si riserva la possibilità di procedere alla stessa «previa acquisizione e valutazione di un piano economico finanziario che deve contenere, per il periodo di durata dell'affidamento del servizio di igiene urbana all’Amiu, la proiezione di costi e ricavi, investimenti e relativi finanziamenti, con la specificazione, nell'ipotesi di affidamento in house, dell'assetto economico e patrimoniale della società, del capitale proprio investito e dell'ammontare dell'indebitamento. Tale piano economico finanziario deve essere redatto da un advisor qualificato, selezionato con procedura ad evidenza pubblica, che individui risorse, tempi, modalità ed economicità dell'operazione previa acquisizione del parere del collegio sindacale».
Entra in gioco, dunque, così come era avvenuto già all'inizio degli anni 2000, sindaco Carlo Avantario, per l’ipotizzata privatizzazione di Amet ed Amiu la figura esterna di un advisor che in questo caso, però, più che pensare a privatizzare (ipotesi in ogni caso realistica), è chiamato a gestire soprattutto una chiara situazione di emergenza, ed in questo caso con il solo riferimento ad Amiu.
Qualora questo si dovesse approvare, il Consiglio comunale stabilirebbe che «l'autorizzazione dell’eventuale ricapitalizzazione dovrà avvenire alle seguenti, ulteriori condizioni: il piano economico finanziario dovrà essere corredato di una proiezione triennale di costi e ricavi, scandita da un cronoprogramma che metta il socio (il Comune di Trani, ndr) nella condizione di prevedere la continuità aziendale, in piena autonomia finanziaria ed economica; la presa d'atto dell’impossibilità, da parte della società, di fare fronte ai costi necessari per la bonifica della discarica; attivare tutte le misure per reperire le risorse finanziarie finalizzate alla realizzazione dei lavori necessari della messa in sicurezza permanente della stessa; incaricare i competenti dirigenti delle Aree urbanistica, economico-finanziaria, lavori pubblici ed ufficio legale, con il coordinamento del segretario generale ed il supporto delle necessarie figure professionali, di valutare le modalità di finanziamento della ricapitalizzazione in forma mista, previo parere favorevole del Collegio dei revisori dei conti».
La delibera, pertanto, come già anticipato ieri, prevede, in primo luogo, l’apporto di beni patrimoniali, individuati nella ricicleria ed isola ecologica. Ed ancora, quello di risorse finanziarie fino alla concorrenza di 1.151.460 euro, stanziati nel bilancio di previsione 2015. Infine l’apporto, mediante rinuncia dei crediti vantati del Comune di Trani, socio unico di Amiu, nei confronti di quest'ultima società, fino alla concorrenza di 4.219.732 euro.
Come detto, l'alternativa a tutto questo sarebbe rappresentata dalla liquidazione. Se il consiglio comunale dovesse esprimersi in questa direzione, si procederebbe «alla messa in liquidazione di Amiu, al completamento del piano industriale e ristrutturazione societaria, procedendo alla scissione per scorporazione della bad company, ricapitalizzazione e ritorno in bonis della società, attuazione del piano industriale in applicazione di quanto previsto dalla legge attribuendo al liquidatore, nominato dal socio stesso, l'indirizzo di valorizzare il patrimonio affidato di discarica».
La proposta di delibera indica entrambe le opzioni: è ragionevole che i capigruppo, dopo una pausa dei lavori al termine della discussione, prevedano di cassare quella da non seguire.

