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Jazz e cinema con Lino Patruno nella cornice del circolo Dino Risi di Trani

Grande ritorno di Lino Patruno al circolo del cinema Dino Risi di Trani, a distanza di un quasi un anno dal primo incontro.

Patruno non ha bisogno di presentazioni: per capire come si sia consolidata nel corso degli anni la sua fama, seconda solo al talento, basti scrivere che nel 2011 è stato il secondo jazzista italiano, a distanza di 34 anni dal primo, a rappresentare l’Italia al New Orleans Jazz & Heritage Festival. Crotonese di nascita, romano di adozione, vanta collaborazioni con i più grandi musicisti al mondo, ed uno smisurato amore per il cinema (colleziona dischi e dvd). Si è divertito sul grande schermo anche a fare la comparsa in film come Amarcord, Bix, Delitto a Porta romana.

Il concerto tenuto ieri “Lino Patruno Stardust Jazz” insieme a Ilario De Marinis al contrabbasso, Mino Lacirignola alla tromba e Pino Pichierri al clarinetto ed al sax, ha rievocato il grande rapporto tra cultura jazzistica e cinematografica, con brani tratti da colonne sonore di film storici, che i più anziani sono andati a spulciare negli archivi della memoria e dai quali i più giovani, dopo aver ascoltato le magiche note, si lasceranno affascinare.

Lino Patruno ha inoltre regalato agli uditori del concerto un libricino di quattro pagine sul rapporto tra cinema e jazz, e la storia che ha fatto incontrare queste due arti: «Così come il cinema deriva dal teatro usando mezzi differenti, il jazz deriva dalla musica, ma usa un linguaggio profondamente diverso in cui gli unici veri artisti non sono compositori bensì gli esecutori che attraverso l’improvvisazione, l’inventiva, lo swing, il feeling, sono riusciti a creare una grande arte musicale».

La band ha suonato brani quali “Do you know what it means to miss New Orleans”, dal film “New Orleans (in italiano La città del jazz)” del 1947, scritto da Eddie DeLange e Louis Alter e ripreso da Billie Holiday; le musiche di Max Steiner scritte per “Casablanca”; “Si tu vois ma mère” di Sidney Bechet; “Amapola”, una canzone messicana suonata in alcuni film di Sergio Leone, in chiave jazzistica; “La ballata di Tom Dooley”. Ai cultori della musica non sfugge che lo stile di Patruno sia stato sicuramente influenzato da Django Reinhardt e Louis Armstrong. La sua cantante preferita è Barbra Streisand ed è con un suo pezzo che Patruno cambia strumento: dalla chitarra, impugna il banjo, per suonare “Hello dolly”.

Lino Patruno ha accompagnato ogni brano da una presentazione e da diversi aneddoti sulla sua carriera. I musicisti che lo hanno accompagnato hanno fatto rivivere nel circolo un’atmosfera da film anni ’50: la band ha voluto chiudere in bellezza con “Want the saint go marching in”.

I fruitori di questo incantevole spaccato di musica jazz hanno gradito notevolmente, ringraziando Lino Patruno, Ilario De Marinis, Mino Lacirignola e Pino Pichierri.

Federica G. Porcelli


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