La pioggia incessante di questi ultimi giorni non ha per niente frenato la curiosità o l’entusiasmo di chi nel leggere sui giornali dell’uscita del mio ultimo lavoro, "Il mio" Inferno di Dante, libera interpretazione romanzata della prima Cantica della Commedia, si è recato nelle librerie di Trani alla ricerca di questo fantomatico libro, sì pubblicizzato, ma così irreperibile da apparire la classica trovata da pesce d’aprile.
Con una e-mail dell’Ufficio Promozione de “Il mio Inferno di Dante”, diffusa l’11 marzo scorso, si comunicava alle librerie l’uscita di detto lavoro; promozione e informazione attuata anche con la distribuzione di locandine pubblicitarie in quasi tutti i negozi di libri di Trani.
In tutto questo periodo, nel riscontrare da parte dei miei concittadini, talvolta anche con toni critici e allusivi, l’assenza del mio libro sugli scaffali delle librerie, ho cercato di glissare elegantemente la polemica con debite giustificazioni. Se ancora oggi, però, ad appena tre giorni dalla presentazione ufficiale a Trani del mio libro, riscontro questo stato di cose, non posso che domandarmi se questo atteggiamento è frutto di un profondo snobismo o di un subdolo boicottaggio nei confronti di un modesto signore tranese non appartenente al gotha della cultura nazionale, che ha persino la presunzione di scrivere libri.
Questo mio breve polemizzare pubblicamente, che a qualcuno potrà apparire un inutile quanto strumentale tentativo di farsi pubblicità, è, in realtà, un atto dovuto, mirato a difendere la serietà di chi sta scrivendo e della prestigiosa casa editrice (Società Editrice Dante Alighieri, fondata a Roma nel 1895) che ha creduto nel mio potenziale e nel mio modo rivoluzionario di riproporre l’Inferno dantesco.
Domenico Valente
