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Il prezzo del potere di Matteo Renzi pagato da noi cittadini: Vecchi racconta il suo libro a “sTrani incontri”

Da presidente della provincia di Firenze a primo ministro: questa la scalata di Matteo Renzi, avvenuta molto, troppo velocemente, ai vertici del potere italiano. Ne ha parlato Davide Vecchi, giornalista de Il fatto quotidiano, nel suo libro-inchiesta “Matteo Renzi. Il prezzo del potere”, presentato ieri nell’ambito della rassegna “sTrani incontri” dall’autore stesso, che ne ha parlato con il curatore della rassegna Vito Santoro e la consigliera regionale del Movimento 5 stelle, già candidata presidente della Regione Puglia, Antonella Laricchia.

«Dietro Renzi ci sono grandi imprenditori italiani ai quali il premier ha dato appalti in cambio di partecipazioni a società estere o altri favori» ha detto Vecchi. Che può scriverlo e dirlo perché può dimostrarlo, come si evince leggendo il libro ed in particolare i documenti inediti in esso contenuti. Ed infatti è così che nasce un’inchiesta giornalistica: con le carte, dimostrando che quello che si dice è vero. Molti i nomi che fa il giornalista: Serra, Pizzarotti, De Benedetti.

E a pagare, sono le imprese, come sottolinea Laricchia: «Perché ad una gara di appalto truccata non viene fatta partecipare una piccola o media azienda, ma quella segnalata dal premier. E così le piccole e medie imprese muoiono». Ma pagano anche i cittadini, perché gli effetti negativi degli appalti truccati si ripercuotono sulla carenza di servizi, sulle pessime infrastrutture, sulla assenza totale di meritocrazia che sono problemi che non permettono la crescita del Paese. La decrescita dell'Italia, tra l'altro, è sotto i nostri occhi.

«Ma non mi stupisco che dal libro emerga la figura di un premier così – ha detto ancora Laricchia -, che deve avere un certo tipo di amicizie. Il sistema deve avere persone ambiziose che cercano il successo». E non si può negare che Matteo Renzi sia proprio così. E che a volte, se non nella maggior parte dei casi, si circonda di persone incompetenti, che chiaramente non possono fare il bene: «Pensate – dice il giornalista – che a capo dell’ufficio legislativo del governo c’è un ex comandante dei vigili urbani di Firenze. Questo vi spiega perché l’Italia sia così immobile dal punto di vista legislativo. Renzi elimina chi gli può dare fastidio mettendolo in ombra e tiene chi gli fa comodo. È una persona cattiva».

Abbiamo chiesto a Davide Vecchi perché i giornalisti locali che vogliono fare inchieste non siano abbastanza tutelati come lo sono i giornalisti di quotidiani blasonati, e lui ci ha incoraggiato a fare inchiesta: «È vero, noi a Il fatto abbiamo un fondo che serve solo per difenderci da cause o querele, cosa che è impossibile avere in un giornale locale, ma non dovete scoraggiarvi. Il giornalismo di inchiesta in Italia andrebbe fatto perché negli altri Paesi i giornalisti non si limitano a virgolettare quello che viene detto. È chiaro che devi avere un editore e un direttore responsabile coraggiosi e soprattutto tanti fondi». Il potere dei mass media, difatti, sarebbe importantissimo, se solo venisse usato.

La rassegna è poi proseguita con una conversazione su "Vita, letteratura e prigionia" con Ezio Sinigaglia, autore di "Eclissi" (Nutrimenti) e Giuseppe Girimonti Greco, editor e curatore per Adelphi del notevolissimo "Proust a Grjazovec" di Józef Czapski. Ha introdotto e coordinato Domenico Parente.

Federica G. Porcelli


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