In occasione della giornata “Ricordando… i memorial “ e della presentazione del libro “Il presidente amico”, dell’ottimo Tonino Rutigliano, desidero raccontare, e non nascondo con grande commozione, un episodio che non ho mai detto ad alcuno, neanche alla sua famiglia, e che dimostra quanto l’amico fraterno, Franco Assi, amasse lo sport e la sua città.
«Michele domani mattina mi puoi accompagnare dal Sindaco per la questione del palazzetto?». «A che ora?». «Nicola mi ha detto dopo le 12». «Va bene presidente, io vado già al Comune alle 10, ho una riunione di commissione consiliare che dovrebbe terminare alle 12, ci vediamo davanti al Comune alle 12.30».
Era il 1986, e Franco Assi non vedeva l’ora che fosse consegnato il palazzetto dello sport, ormai ultimato. Nell'ultimo mese aveva seguito quasi quotidianamente i lavori, dando dei suggerimenti anche al titolare dell'impresa appaltatrice.
Durante l’incontro con il sindaco, Nicola Baldassarre, Franco sollecitò nuovamente la consegna del palazzetto dello sport, in modo da consentire alla squadra di pallacanestro di disputare le partite di campionato a Trani, non essendo la struttura del tensiostatico omologata per il campionato di competenza. Il sindaco ribadì che mancava il collaudo e non avrebbe potuto assumersi questa responsabilità, tra l’altro senza un consenso politico.
«Nicola, mi assumo io qualsiasi responsabilità». «Per favore, non dire fesserie, che ti vuoi giocare le proprietà?». «Sì, sono disposto a tutto, ma il palazzetto va consegnato, e io da qua non me ne vado».
Il sindaco, che conosceva molto bene Franco, e soprattutto la sua caparbietà, mi chiese se io fossi disponibile, come consigliere di opposizione, a firmare una lettera con la quale si concedeva l’utilizzo della struttura del palazzetto, anche in mancanza di collaudo, alla Polisportiva Tommaso Assi, che si sarebbe assunta la responsabilità per eventuali danni. Ovviamente risposi di sì.
Il sindaco predispose una lettera che firmammo tutti e tre, e disse: «Questa è riservata, e non lo deve venire a sapere nessuno. Io la renderò pubblica solo se necessario». Poi, su carta intestata del Comune, autorizzò l’utilizzo temporaneo del palazzetto alla Polisportiva Tommaso Assi, nella persona del presidente, Francesco Assi.
Ci recammo subito al palazzetto, mostrammo la lettera al titolare dell’ impresa ed entrammo. Franco si tolse le scarpe, per non sporcare il parquet, e si mise a correre per tutto il campo come un ragazzino, felice di aver realizzato un sogno. «Oggi – disse - è uno dei giorni più belli della mia vita». Caro Franco, ci manchi.
Michele De Marinis



