Si è tenuto nei giorni scorsi a Trani, a Palazzo San Giorgio, un congresso medico dal titolo «La gravidanza nelle malattie reumatiche autoimmuni». «La città di Trani, da sempre vocata al turismo congressuale, si pregia di ospitare questo meeting di notevole interesse scientifico, quanto mai attuale», ha esordito il consigliere comunale Carlo Avantario, porgendo i saluti dell'amministrazione comunale come delegato del sindaco, Amedeo Bottaro.
Le malattie reumatiche hanno una notevole frequenza nelle donne in età riproduttiva ed è indispensabile che trovino risposte ai problemi legati ad una gravidanza, con un percorso clinico-assistenziale ben definito. «Ho ringraziato il presidente del convegno, Giovanni Lapadula, e i responsabili scientifici, Rosa Saggese, Michele Covelli e Leonardo Santo - prosegue Avantario -, per avere scelto Trani come sede congressuale e per il tema, così pregnante di risvolti socio-sanitari.
Numerosi i relatori provenienti dalle varie province pugliesi e dal mondo accademico: i professori Ettore Cicinelli e Giuseppe Loverro, del Policlinico di Bari, i professori Luca Brucato e Andrea Doria, rispettivamente da Bergamo e Padova. Dai loro interventi si è appurato che le donne affette da patologie croniche, come le malattie reumatiche, hanno imparato a convivere con questo tipo di condizione e, pertanto, non deve stupire se abbiano una propria vita sociale e professionale, facciano progetti per il futuro e desiderino avere dei figli.
A questo punto del loro percorso, non deve stupirci se pongono al medico domande del tipo: «Potrò restare incinta?»; «Se avessi una gravidanza, la malattia potrebbe aggravarsi?»; «Se dovessi restare incinta, potrei continuare a prendere i miei farmaci?»; «È possibile che il mio bambino non sia sano o possa perderlo?», «Mio figlio avrà la mia stessa malattia?».
Domande più che legittime, se si pensa che, fino a pochi anni fa, non solo alle donne affette da malattia reumatica si sconsigliava di intraprendere una gravidanza ma, addirittura, quando si verificava una gravidanza non programmata, si consigliava l'aborto perché potevano sorgere seri pericoli per la salute e la vita sia della madre, sia del nascituro.
Il messaggio conclusivo, sottolineato dai responsabili scientifici alla fine di questi due giorni di lavori congressuali, è che le donne affette da malattie reumatiche autoimmuni possono guardare con fiducia alla possibilità di intraprendere una gravidanza, purché con una programmazione puntuale e rigorosa, oltre che con un approccio multidisciplinare, che veda coinvolti il reumatologo, il ginecologo-ostetrico, il neonatologo e l'internista esperto di immunologia.
Avantario ha concluso i lavori fornendo la disponibilità, a nome del sindaco e dell'amministrazione comunale, «a supportare il prezioso lavoro nell'interesse della comunità, con un arrivederci ad un prossimo convegno sullo stesso tema e certo del fatto che il tempo e lo studio riserveranno un futuro sempre più "rosa" per le donne affette da malattia reumatica».


