È sempre più a sfondo rosso la storia dello stemma civico di Trani. Il recente ritrovamento di un esemplare del 1871, presso la Biblioteca apostolica vaticana, da parte della dottoressa Daniela Di Pinto sembra confermarlo.
La professionista ieri ha presentato la sua scoperta presso la sala Benedetto Ronchi della biblioteca comunale di Trani, in una serata al termine della quale vi è stata la donazione della copia autentica di quela riproduzione.
Un altro tassello che sembra confermare che la storia del nostro stemma sia inequivocabilmente caratterizzata da uno sfondo rosso, e non azzurro, anche nelle raffigurazioni non a colori, ma scolpite nella pietra di Trani.
Le conferme arrivano in maniera precisa nella misura in cui, per esempio, lo stemma lapideo più famoso di Trani, quello di palazzo Candido, in piazza Cesare Battisti, è solcato da strisce verticali che, nell'araldica, rappresentano appunto il colore rosso.
Come non bastasse, nella stessa biblioteca di Trani era già presente un'altra raffigurazione a colori, pressoché analoga a quella che da ieri le fa compagnia.
«Ogni comunità, soprattutto al sud - ha esordito aprendo la manifestazione il professor Carlo Dell'Aquila, dell'Università di Bari -, sentiva la necessità di farsi riconoscere attraverso stemmi civici».
L’araldica è la disciplina che studia la composizione degli stemmi. Per esempio, le corone, che per città e comuni sono mura stilizzate. Ma non basta avere un bravo grafico per avere un buono stemma: «La Bat - ha ricordato il docente - indisse un concorso popolare per la realizzazione del suo stemma, ma fu bocciato perché non corretto e, l’attuale, fu opera dell'Ufficio araldico nazionale».
Questa tendenza a recitare a soggetto ha riempito la storia di singolari esperienze come quella del Comune di Laterza, che eliminò soltanto il fascio dal capo del Littorio dal suo stemma, mantenendone tutte altre componenti. «Ma nessuno ha mai rimosso quel capo - ha fatto notare Dell'Aquila -, determinando uno scempio protrattosi fino ai giorni nostri».
Quanto a Trani, il primo esemplare di stemma è quello della torre di San Donato, risalente al 1473. Il successivo è quello della chiesa di Sant’Agostino, cinquecentesco. Poi San Rocco, 1528, ed il fortino, non meglio databile. In una stampa di Lorenzo Valeri del 1600 compare uno stemma con il drago rivolto verso destra e la torre poggiata sulla coda.
«Ma è nell’esemplare di Palazzo Candido, del 1700 - ha fatto notare Daniela Di Pinto -, che compaiono le strisce verticali, simbolo del colore rosso, oltre che il monticello erboso».
E nel 1874 compare uno stemma a colori con corona regale e sfondo rosso. Tutte le rappresentazioni di quel tempo hanno il comune denominatore dello sfondo rosso. Lo stemma di Palazzo Torres è del 1872, quello di piazza Libertà del 1899, per ricordare i moti del 1799, e presenta anch'esso le strisce verticali.
Lo stemma del 1914 introduce la corona pentaturrita, autorizzando Trani a possedere il titolo di città ma ne stravolge le posizioni e resta vigente, con quell'errore evidente, fino all'aggiornamento del 2000.
Lo stemma ritrovato a Roma conferma lo sfondo rosso. Il drago, che è la forza, difende la torre, che è la città, e protegge la testa di toro, o bue, che rappresenta la fertilità. A corredo di quella stampa, alcune righe che riferiscono di uno studio in corso, da parte di alcuni eruditi tranesi, di cui però non si trova successiva traccia.








