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Cesare Colafemmina socio onorario postumo di Obiettivo Trani al termine di una bella serata di ricordi e rivelazioni

“Il quartiere ebraico non è mai stato un ghetto, anzi era proprio il cuore della città. L’opera di Cesare Colafemmina è servita a non disperdere il patrimonio ebraico, anzi ha stimolato il ritorno in città di quella comunità. Ha avuto un ruolo fondamentale per la riapertura di Scola grande, e credo che la Fondazione Seca abbia il dovere di promuoverla al massimo, come sta già facendo per i Museo diocesano”.

Così don Nicola Maria Napolitano, rettore della cattedrale e responsabile del Settore beni culturali della diocesi, aprendo gli interventi della serata dedicata a Cesare Colafemmina da parte dell’associazione Obiettivo Trani, in collaborazione con la sezione locale della Società di storia patria per la Puglia ed il patrocinio del Comune, presso il Polo museale.

Sulla stessa falsariga Grazia Distaso, definendolo “un uomo dotto e mite”, la migliore definizione possibile per aprire la strada al ricordo di Colafemmina, tracciato attraverso le testimonianze di professionisti e, soprattutto, amici.

Pina Belli D’Elia ha ricordato un convegno, del 1992, “in cui Cesare riuscì anche a decodificare testi in dialetto salentino scritti con caratteri ebraici. Questo dimostra quanto fosse bravo a comunicare cose semplici, alle quali però gli altri non arrivavano. Peccato che spesso la sua opera sia stata saccheggiata, ma lui era sempre propenso a donare, disinteressatamente”.

Tonino Di Maggio conobbe Colafemmina nel 1971, “e ne nacque subito una bella amicizia e proficua collaborazione. Fra i ricordi più belli, una trasferta a Venosa, in una grotta che ospitava almeno ottanta tombe cristiane: fu una scoperta eccezionale, perché a pochi passi vi erano anche le catacombe ebraiche. La differenza è che quelle ebraiche erano perfettamente ordinate e qualificanti, quelle cristiane spoglie e degradate. Decidemmo di onorarli tutti con dei ceri, che lasciammo accesi”.

La terza testimonianza è arrivata da Nicola Surico, editore delle opere di Colafemmina e suo grande amico, “tanto che lo conobbi nel 1976 grazie alla nostra passione comune per la poesia. Con lui ho girato i quattro grandi centri dei suoi studi: Trani, Venosa, Oria e Rossano Calabro. Gli ho fatto da autista e ho amato l’ebraico senza conoscerlo, perché lo componevo per lui cercando di sbagliare il meno possibile. Mi manca non l’autore, ma l’amico: dal 1976 al 2012 ne abbiamo vissute tante, e mi dispiace che pochi, forse nessuno abbia raccolto e proseguito il suo lavoro”.

Per la cronaca, Colafemmina entrò in seminario, divenne sacerdote ma poi smise l’abito talare, si sposò ed ebbe due figli. Quella formazione, però, sarebbe stata fondamentale nel suo percorso.

Pasquale Cordasco ha ricordato un episodio di luglio 2012, quando ormai la malattia lo stava divorando: “Non riusciva a leggere cose abbastanza semplici per lui, e lì compresi che era finita”.

Infine, il ricordo di Giorgio Gramegna con riferimento alle quattro sinagoghe: “San Leonardo e San Pietro Martire? Cesare non ha mai voluto localizzarle nell’assenza di prove certe, ma su Scolanova fu fondamentale e, ancora di più, su Scola grande (ex chiesa di Sant’Anna, ndr) per guidarmi nei restauri con le sue conoscenze storiche. Ed anche su Scolagrande si astenne da alcune conclusioni nell’assenza di certezze. Arrivarono i finanziamenti europei, nel 2006 avviammo i lavori e nel 2009 li completammo. Non l’avremmo fatto senza di lui”.

Dopo il riconoscimento di socio onorario postumo da parte di Obiettivo Trani, la serata è proseguita con una visita proprio a Scolagrande, oggi Museo ebraico Sant'Anna, di cui riferiremo a breve in altro spazio.


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