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Fitti attivi, fra crediti e transazioni Ferrante va a monte: «Nel passato troppa indolenza, ai limiti della compiacenza»

Le transazioni sui fitti attivi sono state al centro di numerose polemiche. La delibera di giunta ha chiarito come si intende procedere e in che tempi al recupero delle somme. Ne abbiamo parlato, recentemente, in Appuntamento con Trani, con il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante. 

«Quando si arriva ad una transazione è perché si vuole evitare il contenzioso e si vogliono evitare ulteriori danni. Chi usufruisce dell’uso di un bene pubblico concesso in locazione è obbligato a pagare costantemente: il proprietario privato di un immobile al terzo canone non corrisposto va davanti al giudice e ottiene lo sfratto per morosità. Questo da parte del Comune non è avvenuto nel corso degli anni. Ci sono situazioni nelle quali arriviamo a cifre importanti. Negli anni precedenti chi era moroso nei confronti del Comune proponeva una operazione di rientro del debito, saltava le prime due rate e poi era punto e a capo. Il problema è che queste attività creano uno squilibrio e una scorrettezza nella concorrenza con le altre attività commerciali. Un ristorante che è in locazione da un privato viene cacciato dopo pochi mesi, chi invece ha un bene pubblico può permettersi dei lussi e generare delle anomalie nel mercato. Una delle mie prime interrogazioni del 2007 riguardava quella stessa attività: evidentemente nel corso di questi nove anni la situazione non è cambiata. Dobbiamo porci tante domande sul funzionamento degli uffici. Bisogna fare delle scelte: fare la transazione oppure azionare gli strumenti che la legge mette a disposizione per il recupero anche forzoso del possesso dell’immobile».

Nella delibera di giunta che riguarda il ristorante al molo sant'Antuono c’è scritto di chiudere la transazione per evitare il giudizio in secondo grado, e perché il credito potrebbe perdersi per sempre. «Qualunque amministrazione dovrebbe procedere sempre attraverso gli strumenti che la legge consente di attivare, anche attraverso il recupero forzoso del bene. In quel caso, probabilmente, le lungaggini burocratiche e giudiziarie consentiranno il recupero a distanza di tempo. Nel frattempo si perde quello che non è stato ricevuto prima. Con la transazione si spera di recuperare almeno grossa parte del debito accumulato. Però il problema è sempre a monte: manca una attività di verifica. Al secondo, terzo, canone non pagato bisogna procedere. È avvenuto in passato che alcuni concessionari di beni comunali abbiano accumulato debiti e poi se ne siano andati, probabilmente non dico con la compiacenza perché è un termine forte, ma con la indolenza di amministratori che probabilmente chiudevano un occhio rispetto a queste situazioni dannose per il Comune».


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