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La Valentina di Crepax "in carta ed ossa": Hampton e Rosenzweig regalano a Trani ed al Dino Risi una serata magica

Non tutti i tagli del nastro sono uguali. Non lo sono neanche gli stessi nastri. Infatti, se quello da recidere è di celluloide, cambiano tutte le sensazioni: colore, rumore, sapore.

Al circolo del cinema Dino Risi, l'altra sera, è stata Demetra Hampton in persona a tagliare una striscia di pellicola, per avviare ufficialmente la stagione artistica 2016/2017 del sodalizio di via Ciardi, diretto da Lorenzo Procacci Leone. Subito dopo di lei il presidente, Giuseppe Mazzillo, come da tradizione ha battuto il rituale ciak di avvio delle attività sociali del club.

Demetra Hampton, insieme con Maurizio Rosenzweig, ha ufficialmente aperto la stagione con una serata, magistralmente coordinata dal vignettista Giuseppe del Curatolo, tutta dedicata a Guido Crepax ed al suo mitico personaggio dei fumetti, Valentina, che la stessa Demetra Hampton ha portato sullo schermo nella fortunata versione cinematografica.

È stata l'occasione per celebrare il fumettista, il suo geniale prodotto e colui che lo ha fatto rivivere, nella persona dello stesso Rosenzweig con il suo «Viva Valentina». Ma è stata la gran serata di un'attrice che a quel fumetto deve molto se non tutto della sua popolarità.

Figlio del primo violoncellista della Scala, Guido Crepax espresse nel fumetto il meglio della milanesità che, su altri versanti artistici, vedeva l'affermarsi di Fo e Gaber, giusto per citare i più famosi. Cominciò disegnando copertine di dischi, soprattutto jazz, poi esordì sulla rivista Linus e, con Valentina, introdusse la cinematografia nel fumetto, nel senso di una lettura delle pagine non sequenziale, ma quasi causale, con frequenti primi piani perfettamente assimilabili a quelli di una macchina da presa.  

La sensuale fotografa del suo fumetto fu ispirata dalle sembianze di due Luisa, l’attrice americana Brooks e la moglie dello stesso artista. Crepax fu un precursore del genere, e Valentina fu un po’ il suo alter ego. Il fumetto si fermò con la sua morte, ma intanto nel 1973 era nata la versione cinematografica, poi quella televisiva con Demetra Hampton, e fu mito.

Demetra fu scelta fra cinquemila candidate, e persino a dispetto del fatto che non fosse italiana. Il personaggio di Valentina le è rimasto addosso, ma lei ci ha messo anche del suo per personalizzarla. 

Di certo, Valentina le ha dato la massima popolarità, persino inattesa dal suo punto di vista, ma estremamente gratificante. «Per strada mi chiamano tutti Valentina - rivela l’attrice -, ma ne sono orgogliosa, perché significa che ho saputo rappresentarla, e Dio solo sa quanto impegno ci abbia messo».

Nei nuovi progetti di Demetra Hampton c’è un film con, tra gli alri, Maurizio Mattioli, Gianni Ciardo e Fabrizio Corona, una sorta di Valentina al maschile che la Hampton difende:  «Certamente ha fatto degli errori, ma è stato dipinto oltre quello che realmente è, un bravissimo ragazzo per come lo conosco io».

Rosenzweig ha anche affrontato il tema del rapporto tra fumetto e web, confermando la sensazione secondo la quale «questo genere artistico difficilmente potrà prescindere dall'uso e fruizione del prodotto cartaceo, ma - ha detto - se ne sta facendo in taluni casi un uso intelligente su internet, che credo possa giovare alla diffusione della cultura e conoscenza di questo genere».

Resta il fatto che il fumetto, a prescindere, nasce da una mano e si esprime su un foglio di carta. E non è un caso che lo stesso Rosenzweig, l'altra sera, abbia lavorato dal vivo mentre Demetra Hampton parlava della sua carriera, del rapporto con Valentina, e rispondeva alle domande del folto ed interessatissimo pubblico, a caccia di autografi e foto ricordo a fine serata anche grazie all'ammirevole disponibilità dell'attrice.


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