Il segretario del Partito democratico di Trani, Nicola Amoruso, è dimissionario. Ha formalizzato la rinuncia alla carica in una lettera che, questa sera, il direttivo discuterà per provare a respingere le dimissioni, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a poco più di un mese dal referendum.
La tornata elettorale del 4 dicembre vede proprio il Pd proporsi decisamente come partito di riferimento del «sì», posizione in forza della quale si richiede una compattezza che, diversamente, verrebbe meno.
Peraltro, le questioni locali sono ben diverse da quelle nazionali ed Amoruso, pur comprendendo le ragioni del partito di carattere generale, non ha potuto non manifestare il disagio di fronte ad un doppio fenomeno per il quale ha rappresentato la difficoltà di operare il previsto controllo e raccordo.
In primo luogo, i comportamenti spesso distonici di alcuni componenti del gruppo consiliare, non concordati con il segretario e che hanno messo chiaramente in difficoltà la maggioranza ed il sindaco nell'approvazione degli ultimi provvedimenti. Inoltre, le recenti elezioni provinciali, in cui Bottaro si è ritrovato con un numero di voti Inferiore a quello che si sarebbe aspettato.
Inoltre, e non da meno, l'isolamento in cui si sarebbe chiuso il primo cittadino, che in più di un'occasione non si sarebbe confrontato con il partito facendo venire meno quella condivisione con la base che sarebbe dovuta essere sempre la «conditio sine qua non» per la definizione delle scelte.
Soprattutto con riferimento alla gestione delle aziende partecipate, il Partito democratico non sarebbe stato tenuto adeguatamente in considerazione, ed anche per questo motivo, dunque, Amoruso avrebbe rappresentato la sua stanchezza per un compito faticoso, da una parte, e poco foriero di risultati, dall'altra.
Amoruso, per il momento, fa solo sapere di non avere formalizzato alcunché: «Ho solo manifestato - si limita a dichiarare - un disagio di fronte alle difficoltà di fare squadra. La riunione di questa sera sarà utile per confrontarci e maturare insieme, con senso di responsabilità, la decisione migliore per il bene comune».

