È stato Davide Rondoni, con il suo libro “Contro la letteratura. Un’accusa e una proposta” (Bompiani), ad aprire la terza edizione di “Scrittori nel tempo”, la rassegna organizzata dai titolari della libreria “Luna di sabbia”, Alice Pastore e Alessandro Aruta, e il cui direttore artistico è il critico letterario e professore all’Università di Bari Vito Santoro, già protagonista questa estate di “Strani incontri”, un ciclo di presentazioni letterarie e intermezzi musicali di alto livello.
L’accusa di Rondoni è rivolta al sapere nozionistico, enciclopedistico, degli insegnanti, che non trasmettono amore e passione per la lettura, perché troppo indaffarati ad essere «competenti», come li vuole l’Università che li forma (e questo, secondo Rondoni, è sbagliato). Ma la competenza è una parola, ha fatto notare anche Santoro, della quale si abusa e che nasconde, in realtà, proprio il suo contrario, cioè l’incompetenza. «Gli insegnanti non svolgono il proprio lavoro per passione, che è sofferenza, ma sono dei semplici funzionari» è l’accusa polemica di Rondoni, che con questa affermazione ha sollevato dei mugugni tra gli insegnanti, accorsi numerosi ad ascoltarlo.
La passione per la lettura, ed è qui che «l’accusa» del sottotitolo diviene «proposta» di Rondoni, deve essere trasmessa dagli insegnanti attraverso «la persuasione, perché un ragazzo che frequenta le scuole superiori non deve essere “costretto” a leggere ma persuaso a farlo; ed il rischio. Fuori dal rischio e dal valore del rapporto con l’autore, non si fa letteratura».
Per Rondoni, inoltre, «l’Italia non esiste più, è stata svenduta. Esistono soltanto il gusto e l’arte italiana nel mondo». E restando in tema di “Italia”, come non parlare di Dante? Rondoni è d’accordo con Eliot, che in “Scritti su Dante” diceva che il miglior interprete de “La divina commedia” potrebbe essere soltanto un attore comico, ed infatti secondo Rondoni il miglior interprete attoriale del poema dantesco è stato Roberto Benigni.
Un incontro che ha fatto discutere e trapelare molta amarezza nei confronti del sistema scolastico italiano, che diventerà di eccellenza quando tutti gli insegnanti ameranno il proprio lavoro, che è principalmente una missione, e non quando staranno ad aspettare con ansia il 27 di ogni mese.
Federica G. Porcelli




