«Troppe affermazioni semplicistiche e contraddittorie: la discarica di Trani non si può chiudere tout court, ma attraverso traverso un processo ben definito, a monte del quale vi deve essere il rilascio dell'autorizzazione da parte della Regione Puglia. Soltanto in questo modo si può procedere con tutte le fasi previste».
È questo il senso dell'intervento con cui, Pierluigi Colangelo segretario della Legambiente di Trani, prova a fornire una visione il più possibile oggettiva dello stato della vicenda, invitando soprattutto i cittadini a sentirsene pienamente parte in causa, anziché guardare il caso con distacco, salvo poi lamentarsi ogni volta di quello che non va»
Secondo Legambiente, dunque, «la discarica non può essere definitivamente e formalmente chiusa né per provvedimento del sindaco o del consiglio comunale, né per decisione della Regione, né con referendum popolare o raccolta di firme, ma unicamente all’esito di una precisa procedura, e solo dopo che l'ente territoriale competente al rilascio dell'autorizzazione abbia eseguito un'ispezione finale sul sito, valutato tutte le relazioni presentate dal gestore e comunicato a quest'ultimo l'approvazione della chiusura. È un preciso iter, imposto dalla legge italiana e dalla normativa europea di riferimento, per evitare una chiusura “ in fretta e furia” che non tenga conto delle esigenze successive di manutenzione, sorveglianza e controllo nella fase di gestione post-operativa, per tutto il tempo durante il quale la discarica può comportare rischi per l'ambiente. Diversamente, la discarica resterebbe una sorta di “vulcano attivo” sotto le ceneri».
Quali, allora, le priorità e tappe? «La chiusura del “pozzo spia” P6v - risponde Colangelo -, possibile veicolo di inquinamento in falda; il risanamento delle pareti di contenimento; la razionale captazione di pergolato e biogas; la colmatura del bacino ove insistono i lotti della discarica. Infatti - spiega Legambiente - nella consapevolezza che i tre attuali lotti della discarica costituiscano un unico insieme che a sua volta si riconduce al fantomatico lotto 2bis, ci chiediamo come possa evitarsi che il percolato si muova tra i tre lotti e raggiunga il quarto lotto 2 bis e soprattutto come si intenda colmare il bacino della ex cava posto che legge e logica scientifica impongono che la discarica, cessata la sua funzione e quindi avviata alla chiusura, raggiunga il piano campagna per essere ricoperta da terreno vegetale e piantumata opportunamente con specie vegetali in grado di abbattere ulteriormente i fenomeni inquinanti».
Fra le soluzioni proposte, il conferimento di inerti, da parte sia delle industrie di lavorazione del marmo, sia provenienti da impianti di compostaggio, «o altre soluzioni ragionevoli - riprende Colangelo - che evitino che interventi urgenti e straordinari esauriscano i fondi di post esercizio, lasciando il territorio, da solo, ad affrontare le incertezze di un futuro regalatoci dalla presenza di cave reimpiegate come discariche. Ma è essenziale che a Trani si segni una reale inversione di rotta nella gestione dei rifiuti, informando e coinvolgendo una cittadinanza che non cambierà atteggiamento solo per una delibera del consiglio comunale o una raccolta di firme».



