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Spallucci (Omi): «Ricostruire Trani? Per prima cosa, si ponga fine all'individualismo»

Trani va ricostruita. Come? La prima riflessione è comprensibile e può essere condivisibile da tutti. È semplicemente questa: è evidente che l'individualismo porta disgregazione. Se ciascuno si comporta come separato dagli altri, la città si disgrega, se invece si fa appello alla buona volontà individuale diventa evidente che è il singolo a dover agire. Ma può farlo sempre e soltanto da solo?

E comunque sono necessarie due precisazioni: la prima è che l'individualismo non deve essere confuso con l'egoismo, perché può essere anche altruista, cioè qualcuno che si pone verso gli altri; la seconda è che la prima forma di comunità è la famiglia, un nucleo di persone che si aiutano e si vogliono bene. Ora interviene necessariamente la libertà individuale, cioè la capacità di scegliere di una persona autonoma, adulta, evitando che si diventi "merce", cioè oggetto di scambio dove con il denaro si acquista e si vende ogni cosa. 

È ovvio che restando da soli si è più deboli, più fragili, meno resistenti. Pertanto rimanendo nella considerazione che nella e con la famiglia si affrontano meglio le difficoltà e le crisi bisogna convenire che per quanto questi tempi non siano semplici bisogna ripensare e riportare al centro delle decisioni e scelte anche politiche questi elementi della comunità cittadina: la famiglia come comunità di persone; l'agricoltura come comunità dell'uomo con la natura. Ed anche il culto. Cioè la comunità dell'uomo con gli dei. Oppure con il Dio, per noi cristiani. 

Un dato è chiaro: la comunità è naturale e ricostruire la città si può e si deve fare ripensando e dando forza e sostegno alle famiglie. La città è una famiglia di famiglie. A Trani come altrove. Ora, è autolesionista assorbire le categorie del bipolarismo anche all'interno delle famiglie, nelle associazioni, nei movimenti, quasi che possa esserci una destra ed una sinistra dappertutto e sempre invece di cercare di trovare insieme le strade - sempre più complicate e complesse oltre che difficili - per ricostruire la nostra città. 

Oramai è un sentire comune il convincimento che si è stufi di essere considerati di destra se si è pro-vita (per esempio contro aborto ed eutanasia) o di sinistra se si è in favore dell'ambiente. Il nostro vero problema, a Trani come altrove, che in alcuni casi può diventare un dramma, è che stiamo con famigliari ed amici con cui possiamo andare d'accordo su molte cose della vita quotidiana, ma con cui diventa difficile e complicato costruire una comunità cittadina comune, più solidale. 

Ci sono persone che fanno finta di essere per la giustizia sociale, ma che nei fatti calpestano la famiglia e la vita. Le cause dei problemi della vita e della famiglia non sono cose di destra o di sinistra.  Cosa non funziona allora? Cosa ci vorrebbe allora oggi per costruire speranza e futuro? Bisognerebbe che le risposte fossero chiare ed univoche invece di sentire chiacchiere e promesse teoriche. Per esempio bisogna ascoltare i giovani tranesi e non, ascoltare gli adulti tranesi e non, facendoli partecipare ad incontri e tavoli negoziali. Occuparsi del futuro vuol dire questo. Da questi incontri potrebbero venire idee, portare esperienze e proposte im grado di influenzare le scelte della politica cittadina e territoriale. Per realizzare ed attuare servizi alla comunità cittadina al passo con i tempi. 

All'estero lo hanno già fatto da tempo. È arrivato il tempo che ci si muova anche da noi. A Trani come altrove. Ecco perché gli stranieri, per esempio, non capiscono come mai noi Italiani siamo capaci di dividerci su tutto, anche su ciò che non serve e che ci può soltanto far male. Per quanto detto, risulta evidente che è giunta l'ora di unirsi su una visione condivisa del futuro della nostra comunità. Trani non può più attendere. Al fine di costruire nuove speranze le potenzialità tranesi ci sarebbero tutte.

Per favore ora si fa appello di andare oltre i giochi della politica. Non è più tempo di perdere tempo prezioso. I politici tranesi sono chiamati a dimostrare di essere generosi e di volere bene veramente alla città come vogliono bene alle loro famiglie. Siano orgogliosamente generosi.

Imparare a condividere ed a stare insieme può essere un buon esempio da offrire oltre che la strada maestra per costruire, anzi ricostruire la nostra città. La politica del dialogo e dello stare insieme è la strada da percorrere ora. La speranza di una Trani migliore diventa oggi un diritto, un nuovo diritto che tutti i cittadini vantano nei confronti dei loro rappresentanti, cioè di coloro che sono al servizio del bene comune. Il nostro. Quello di tutti i tranesi di ieri, di oggi, di domani. 

Mauro Spallucci - Fondatore Omi (Organismo a movente ideale) Trani


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