Nei giorni scorsi sono riusciti, senza saperlo, a rivolgersi due volte allo stesso nucleo familiare. Infatti, dopo avere sottratto, con la tecnica ormai consolidata della «truffa dello specchietto», 100 euro ad un anziano cittadino, a distanza di pochi giorni si sono rivolti a quella che non avrebbero mai saputo fosse sua nipote: ovviamente, la donna ben s'è ben guardata dal cadere nello stesso tranello, ha accennato una telefonata ai carabinieri e tanto è bastato per mettere in fuga i truffatori.
A prescindere di questa coincidenza, tanto singolare quanto inquietante, negli ultimi giorni i tentativi di truffa dello specchietto si stanno sempre più incrementando e, a quanto pare, sono diversi i gruppi di persone che provano a rappresentare la solita sceneggiata per indurre i più timorosi a pagare.
La tecnica, ormai, è ben nota: la vettura in cui si trova la vittima del raggiro passa a fianco di quella in cui ci sono i truffatori, e questi battono con una mano sulla carrozzeria del proprio veicolo facendo credere che i due specchietti si siano toccati. Ovviamente, sull'auto dei truffatori, lo specchietto era già danneggiato.
Si richiama l'attenzione di chi è passato, gli si fa notare il presunto danno e gli si presenta un modulo di constatazione amichevole del sinistro per farsi pagare, oppure, per le vie brevi, si richiede una somma di 100 euro per coprire le spese «senza andare dall'assicurazione».
Gli anziani ci cascano molto frequentemente mentre alcune donne, pur sospettose, preferiscono pagare per evitare di rimanere troppo a contatto con soggetti ritenuti poco raccomandabili.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la gente ha ormai capito l'antifona e sa come difendersi. Domenica scorsa è capitato in due strade diverse e con due auto diverse: in via Falcone, la vettura del raggiro era una Punto celeste, occupata da due giovani di accento straniero; in via Monte d'Alba, un'Alfa Romeo nera, con all'interno un uomo, una donna e persino un bambino, per esercitare un maggiore potere di convincimento sulla vittima del raggiro.
In entrambi i casi, però, le persone interessate dal tentativo di truffa hanno avuto il sangue freddo di attivare chiamate rispettivamente a Polizia di Stato e locale, inducendo così i truffatori a fuggire via.
In nessun caso si è riusciti ad annotare il numero di targa, ma ormai è sufficiente una minima conoscenza del fenomeno per evitare di cascarci.

