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Referendum, a Trani epoche ed opinioni a confronto. De Mita: «No ad una riforma superficiale». Latorre: «Sì ad una grande occasione di cambiare il Paese»

Non è stato un dibattito infuocato come il faccia a faccia tra il premier e l’ex premier da Mentana, ma le distanze, sul referendum, tra l’ex presidente del consiglio De Mita e il sen. Latorre sono rimaste chiare e senza equivoci.  De Mita ha insistio in particolare sui rischi dell’abbinamento tra riforma costituzionale e Italicum.
Un pericoloso connubio, a suo parere, in grado di irrobustire inutilmente i poteri del Capo del Governo mentre le vere decisioni vengono adottate dagli organismi comunitari di Bruxelles. Latorre ha ribattuto che non ci sono questi rischi di involuzione decisionistica ed ha confermato la volontà del Pd e del Premier di intervenire sulla riforma elettorale dopo che  la Corte Costituzionale avrà espresso il suo punto di vista sull’Italicum, Inoltre ha ricordato Latorre esiste in parlamento un ventaglio di positiozni così distanti da rendere difficile il compromesso sulla Legge elettorale.
Due epoche politiche a confronto, ma anche e soprattutto due posizioni contrapposte in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre: Ciriaco De Mita da una parte, e Nicola Latorre dall'altra, moderati dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, si sono confrontati ieri sera al Polo Museale di Trani in un incontro organizzato dai giovani virgulti dell’associazione culturale “ProPatria” di cui è presidente Francesco Tomasicchio.
Ciriaco De Mita, pilastro della Prima Repubblica, storico esponente della Democrazia Cristiana, prima segretario nazionale e poi presidente del partito, e Presidente del Consiglio dal 13 aprile 1988 al 22 luglio 1989, è attualmente Sindaco di Nusco, sua città natale. L'ex leader Dc rivanga nel passato, sfoggia la saggezza, "i successi del presente sono anche l'esito di insuccessi del passato", dice subito e parla di “legge elettorale negativa”, esprime perplessità e contesta una “riforma frettolosa, poco motivata, scritta male”. Ma in realtà, sotto sotto, voterebbe anche Si: “Se solo si cambiasse la legge elettorale, si potrebbe poi votare una Riforma aggiustata”. Ma per ora è No: “E’ inutile che con l’atteggiamento da buffoncello di paese, Renzi ci faccia credere quanto sia importante la velocizzazione del processo decisionale. La forza è data dalla coalizione, come avveniva in altri tempi. I miei tempi”. 
Non se le tiene Nicola Latorrea senatore, presidente della Quarta commissione permanente di Palazzo Madama: “Non dobbiamo perdere questa grande occasione. Dopo trent’anni di discussioni e di proposte, che neanche De Mita è riuscito a portare a termine, tutti tentativi falliti per fatti politici, finita l’ubriacatura del federalismo (di cui soffriamo ancora qualche conseguenza), ora siamo giunti al traguardo: possiamo finalmente superare i conflitti Stato-Regioni, evitare collocazioni al Cnel di personale politico trombato, senza modificare il rapporto democratico. Riforma Costituzionale e Legge elettorale stanno insieme sul piano teorico e hanno una relazione di carattere politico. Siamo nelle condizioni di vincere la sfida”.
Incalzati dal direttore De Tomaso, i due “contendenti” non perdono tempo, anzi De Mita ribatte non si perde d'animo: "E' una riforma fatta a maggioranza, i costituenti facevano proposte larghe, qui prima si trova la maggioranza poi si scrive la norma". "Io avrei tolto il Senato o avrei fatto il Senato dei Notabili", sostiene De Mita che contesta soprattutto il metodo con cui il governo ha portato a casa la riforma«Io, se avessi potuto, avrei tolto il Senato, così non si capisce che senso ha. Oppure avrei fatto un Senato dei notabili che rappresentasse un patrimonio culturale della società che si esprime dando consigli». Secondo De Mita con la riforma varata ora al Senato lavoreranno consiglieri regionali che non fanno gli assessori, quindi una «terza scelta».“In Italia non c’è un sistema bipolare – ha commentato il leader di Nusco – E quando leggo che qualcuno pensa di fare un partito maggioritario mi preoccupo un po’ di più. La legge elettorale è stata costruita pensando che ci fossero solo due competitor. Questa legge elettorale mette nelle mani di una persona il potere di decidere chi vince, in questo modo è chiaro che vince chi prende un voto in più, ma in realtà più della metà dell’elettorato oggi nel Paese non si riconosce nel sistemal sistema”.
Lucia De Mari (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Foto di Rocco Lamparelli

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