Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Michele Ruggiero, ha chiesto ed ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari, Grazia Caserta, la proroga delle indagini in corso sul contratto di quartiere Sant'Angelo, nell'ambito di un fascicolo che vede cinque persone iscritte nel registro degli indagati.
Si tratta dei costruttori convenzionati con il Comune, Giambattista Scaringi, Cosimo Damiano Manna e Gerardo Graziano, e degli ex dirigenti comunali Giuseppe Affatato e Antonio Modugno, che all'epoca della firma delle convenzioni, fra 2009 e 2010, erano le figure apicali, rispettivamente, di quarta e sesta ripartizione.
Tuttavia, la notizia di reato risale allo scorso 16 marzo 2016 e, pertanto, potrebbe essere legata all'acquisizione di documenti a seguito dell'uscita di scena dell'ex dirigente dell'Area urbanistica, Michele Stasi, ma anche di dichiarazioni rese da più di un soggetto politico in consiglio comunale, noché articoli di stampa.
Il 19 ottobre sarebbero scaduti i termini di sei mesi per la conclusione delle indagini preliminari, ma soltanto pochi giorni prima, sulla scrivania del pubblico ministero, era giunto anche l'esposto del movimento politico Trani a capo, annunciato sabato 1 ottobre e presentato lunedì 3.
Alla luce dei nuovi fatti esposti, lo scorso 11 ottobre il Pm ha chiesto di prolungare di altri sei mesi le indagini che, pertanto, si chiuderanno il prossimo 18 aprile 2017. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa, abuso d'ufficio e corruzione.
La vicenda è legata, soprattutto, al mancato pagamento degli oneri che le tre imprese avrebbero dovuto riconoscere al Comune di Trani a seguito delle edificazioni nel quartiere Sant'Angelo.
L'ente sta procedendo nei confronti di Manna e Scaringi, mentre lo scorso 1mo marzo ha sottoscritto un atto di dilazione dei pagamenti dovuti con le imprese Graziano e Gramc, quest'ultima costituita per dare vita all'ultimo lotto degli edifici previsti nella convenzione con lo stesso costruttore.
In realtà, sia nei primi due casi, sia in quest'ultimo, il problema pare legato a fideiussioni presuntivamente inaffidabili, che esporrebbero il Comune al rischio di non incassare quei soldi che, complessivamente, sono stimati in quasi 8 milioni di euro.


