Come spiegato ai nostri microfoni dall’assessore con delega alla cultura Felice di Lernia, a margine della conferenza stampa “Chiamata alle arti”, il Piano strategico della cultura della Regione Puglia adotterà misure e stanzierà fondi «solo se verrà presentato un progetto solido, che metta al centro la parola identità. Stesso discorso per l’incipiente “Bando per le città che leggono”. In più, nella prossima primavera, presso il “Salone del libro” di Torino, verrà annunciata la capitale italiana della cultura 2017: dobbiamo provarci, abbiamo i requisiti e i numeri; ma andrebbe bene anche se le fossimo nel 2018».
Tuttavia, affinché tutto questo sia possibile e tali risorse vengano intercettate, «è necessario fare sistema, che non significa stare insieme, ma diventare soggetto collettivo, con una identità. Sarà difficile, ci saranno contrasti e asperità, ma, alla fine, saremo soddisfatti».
Inoltre, continua, «per me, per assurdo, è più faticoso fare l’Assessore alla cultura, perché la quantità di persone che propongono progetti è impressionante. Quello di oggi, però, non è un bando (non si stanno distribuendo kit o borse omaggio), ma un processo, una chiamata alla partecipazione. Il Comune non è un bancomat, non può finanziare tutto: c’è bisogno di programmazione. La parola d’ordine dovrebbe essere: fare di più con meno».
Nel corso degli interventi dei vari operatori culturali, in chiusura di conferenza, è stato tuttavia fatto notare come ci sia bisogno «di una progettazione reale, non a parole». Così Enzo Matichecchia, direttore della “Compagnia dei teatranti”, che aggiunge: «Sono due anni che organizzo a Trani, a costo zero per l’amministrazione, una rassegna nazionale di teatro amatoriale, portando compagnie italiane che girano l’Europa. Già a gennaio sono stato dal sindaco, facendogli presente che non chiedo soldi, ma maggiore partecipazione e visibilità strategica per queste manifestazioni». Inoltre: «Il Comune non è un bancomat, ma non ci devono essere figli e figliastri; bisognerebbe dare a tutti il giusto».
Ma, per l’assessore, «questo è l’esatto opposto della programmazione. Ci deve essere, naturalmente, totale trasparenza, ma anche condivisione di criteri. L’amministrazione si prende la responsabilità politica, ma non si può fare che ad un tavolo si discute e all’altro si gestisce».
Tra gli altri interventi, c’è stato chi ha sottolineato la scarsa capacità ricettiva della città, chi l’importanza di un piano di rigenerazione del tessuto sociale, chi ha rivendicato più spazio per iniziative giovani e dei giovani (oltre quelle già consolidate).
L’assessore Di Lernia ha rassicurato tutti che verrà fatto il possibile e che «non è più tempo di commissioni con re che finanziano ciò che viene richiesto dai loro menestrelli», evidenziando che queste tavole rotonde non si esauriranno con questo incontro, ma andranno avanti anche in futuro.
Stefano Mastromauro




