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Trani, anche in via Pertini niente Vas: ecco come cambierà la strada con il nuovo Piano urbanistico esecutivo

Un nuovo piano urbanistico esecutivo si appresta a prendere forma in seguito alla decisione del dirigente dell'Area lavori pubblici, Giovanni Didonna di non assoggettare il progetto alla Valutazione ambientale strategica.

Si tratta, in particolare, della realizzazione di edifici per civili abitazioni, ubicati in via Sandro Pertini, proposti il 25 novembre 2011 da Maria Porro, amministratore unico della Labi immobiliare, di Bari, e Lucrezia Soldano, amministratore unico della Immobiliare Lucrezia, di Trani, con successiva voltura da quest'ultima in favore della Seba costruzioni, di Trani, amministrata da Irene Uniti.

La procedura di verifica dell'assoggettabilità dell'intero complesso residenziale alla Vas è partita il 12 novembre 2013 e, da quella data, il Comune ha interessato, come da prassi, tutti gli organi competenti in materia: Regione; Ministero per i beni ed attività culturali; Autorità di bacino; Provincia di Barletta-Andria-Trani; Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici; Arpa; Autorità idrica pugliese; Asl Bt.  

Sulla base dei pareri rilasciati, ed in considerazione del fatto la giunta regionale ha recentemente indicato i Comuni quali autorità procedenti e competenti in materia di Vas, ha rilasciato il parere di non assoggettabilità a quest'ultima.

Il progetto prevede la costruzione di un edificio A, di cinque piani, una palazzina B, di tre livelli, ed uno stabile C, di cinque piani, che i proponenti intendono fare ricadere nel cosiddetto Protocollo Itaca Puglia 2011, che dispone la realizzazione di fabbricati con l'uso di materiali ecosostenibili. L'intera area d'intervento è di 11.000 metri quadrati.

La progettazione prevede la cessione di aree in corrispondenza di via Almirante e via Di Vittorio, per l'allargamento di entrambe. Inoltre, sarà ceduta la particella di via Sandro Pertini, attualmente chiusa al pubblico, ma non di proprietà pubblica. La superficie totale delle aree da cedesi è di circa 2.300 metri quadrati, quelle delle urbanizzazioni secondarie pari a 5.000 metri quadrati.

Nel provvedimento non si rilevano disarmonie rispetto al Piano paesaggistico territoriale regionale, mentre l'impatto delle edificazioni su aria, acqua, suolo, flora, fauna, paesaggio, rumore, rifiuti, mobilità viene considerato «di entità positiva e nulla» e, dunque, di sostanziale compatibilità.

Fra le raccomandazioni del dirigente in sede di approvazione, quella di «perseguire pienamente il Protocollo Itaca residenziale 2011, applicandolo anche agli altri due edifici e privilegiando l'adozione di componenti edilizi e tecnologie costruttive che garantiscano migliori condizioni microclimatiche degli ambienti».

Si fa appello, soprattutto, a puntare sul risparmio energetico «attraverso impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e l'uso di collettori solari, opportunamente orientati e totalmente integrati nell'architettura del progetto. Inoltre - prosegue la figura apicale dell'Ufficio tecnico -, misure di risparmio idrico, installazione di rastrelliere per biciclette, fontane per l'acqua potabile, illuminazione puntuale degli spazi verdi con corpi illuminanti a led per il risparmio energetico, piantumazione di specie vegetali autoctone con un adeguato numero di piante da porre a dimora».

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