Oggi, domenica 27 novembre, alle 21 (porta alle 19.30) presso il Teatro Mimesis di Trani in via Pietro Palagano 53, “Meridionali, tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero terroni”, spettacolo storico musicale di Enzo Cirillo con Enzo Cirillo e le coriste Ida Bracale, Raffaella Marino, Marinella Miscioscia per la regia di Marco Pilone.
Informazioni e prenotazioni: info@teatromimesis.it - 3468259618. Ingresso riservato ai soci – posto unico numerato 10 euro. Prenotazione obbligatoria.
Sinossi: «L'Unità d'Italia: un'annessione senza dichiarare guerra. A scuola ci hanno insegnato ad amare Vittorio Emanuele II e gli altri padri della patria per cui, sapere adesso che il re era un gagliardo sciupafemmine, baldanzoso e smargiasso, che Camillo Benso era un ricco figlio di papà con il vizio del gioco e che sperperava danaro dello Stato e così via, si resta basiti, no? Il quadro è dei peggiori e non si può non pensare che l'unità d'Italia, nonostante siano passati circa 150 anni, non c'è e forse non ci sarà mai; e comunque, se c'è, forse è fondata su una montagna di menzogne.
Molti storici in epoca moderna hanno fatto luce sugli eventi che hanno caratterizzato l'unità d'Italia dimostrando, con certezza, che la cultura "ufficiale", fin dai primi anni dell'unità, ha steso un velo pietoso sulle vicende risorgimentali e sul loro reale evolversi.
Tutte le forme d'influenza sulla pubblica opinione sembra quasi che siano state messe in opera per impedire che la sconfitta dei Borboni o la rivolta del popolo meridionale si colorasse di toni positivi.
Si cercò, per esempio, di rendere patetica e ridicola la figura di Francesco II di Borbone - il "Franceschiello" della vulgata – arrivando alla volgarità di far fare dei fotomontaggi della Regina Maria Sofia in pose pornografiche, che furono spediti a tutti i governi d'Europa e a Francesco II stesso, il quale, figlio di una "santa" e allevato dai preti, con ogni probabilità non aveva mai visto sua moglie nuda nemmeno dal vivo. Risultò, in seguito, che i fotomontaggi erano stati eseguiti da una coppia di fotografi di dubbia fama, tali Diotallevi, che confessarono di aver agito su commissione del Comitato Nazionale.
Soprattutto si minimizzò l'entità della ribellione che infiammava tutto il l'ex Regno di Napoli, riducendolo a "volgare brigantaggio", come si legge nei giornali dell'epoca (giornali, peraltro, pubblicati solo al nord in quanto la libertà di stampa fu abolita al sud fino al 31 dicembre 1865). Nasce così la leggenda risorgimentale della "cattiveria" dei Borboni contrapposta alla "bontà" dei piemontesi e dei Savoia che riempirà le pagine dei libri scolastici.
Le popolazioni del Sud sono state dipinte come primitive, barbare, invasate di religione, analfabete; i partigiani che difendevano il proprio paese invaso, venivano fatti passare per briganti che scannavano e decapitavano i soldati piemontesi.
Eppure pochi anni prima quelle persone appartenevano ad un Regno florido, uno dei primi d'Europa, al quale nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (primo in Italia)».

