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Santorsola: «Depuratore di Trani pronto a maggio, e le sue acque reflue saranno usate in agricoltura»

La sempre maggiore discontinuità delle piogge e le locali condizioni di carenza idrica determinano criticità sempre maggiori per gli approvvigionamenti di risorse irrigue per l'agricoltura. Le criticità maggiori sono l'abbassamento del livello delle falde, l'intrusione del cuneo salino, il deterioramento della qualità delle acque, la scarsa disponibilità di acque superficiali.

Pertanto, il recupero e riuso delle acque reflue dei depuratori diventa sempre più la soluzione alternativa, definita «sicura e vantaggiosa». I vantaggi ambientali sono la riduzione degli attingimenti dalle falde che, sono causa di salinizzazione delle acque sotterranee costiere e, soprattutto in estate, la riduzione degli scarichi, che determina un effetto positivo sulla qualità dei corpi idrici superficiali e del mare.

Ed ancora, la riduzione delle quantità di fertilizzanti minerali distribuiti alle colture per l'agricoltura. Ulteriori vantaggi sono la risorsa assicurata, anche in un periodo di crisi idrica, ed il possibile utilizzo di nutrienti contenuti nel refluo l'uso di acqua di qualità controllata.

La normativa italiana, con particolare riferimento al Decreto ministeriale 185, del 2003, definisce il riutilizzo irriguo di acque reflue recuperate «ammissibile ad uso irriguo, per colture destinate sia alla produzione di alimenti per il consumo umano ed animale, sia ai fini non alimentari, nonché per l'irrigazione di aree destinate al verde o attività ricreative e sportive».

Peraltro, il riuso «deve essere realizzato con modalità che assicurino il risparmio idrico, e non può comunque superare il fabbisogno delle colture delle aree verdi, anche relazione al metodo di distribuzione impiegato. Gli apporti di azoto, derivanti dal riutilizzo di acque reflue, concorrono al raggiungimento dei carichi massimi ammissibili ed alla determinazione dell'equilibrio fra il fabbisogno di azoto delle colture e l'apporto di azoto proveniente dal terreno e dalla fertilizzazione».

Di questo e molto altro si è parlato nel convegno tenutosi a Trani, l'altra sera, presso la sala di comunità San Luigi, organizzato da Sinistra italiana e Verdi, sull'uso irriguo delle acque di depurazione.

«Il nostro depuratore sarà pronto a maggio - ha fato sapere l'assessore regionale all'ambiente, Mimmo Santorsola -. Subito dopo, la Regione Puglia ha provveduto ad emettere un bando a sportello, cui potranno partecipare le amministrazioni comunali. Spetta a noi sensibilizzare gli addetti delle categorie interessate, vale a dire agricoltori, aziende di lavorazione della pietra, amministrazioni comunali. È un duro lavoro che non può più aspettare: la carenza di acqua irrigua - ammonisce Santorsola - sarà sempre più pressante».

Santorsola ha introdotto un dibattito, moderato dal segretario regionale dei Verdi, Cesare Troia, alimentato dai contributi tecnici di Luca Limongelli, dirigente della Sezione risorse idriche della Regione, e Michele Calderoni, responsabile fondi comunitari della medesima articolazione regionale. Gli altri interventi politici sono stati di Giovanni Giannini, assessore regionale alle infrastrutture, e Michele di Gregorio, assessore comunale all'ambiente.

«Attualmente sono in esecuzione i lavori relativi alla fase "quattro" del cronoprogramma dei lavori di adeguamento del depuratore - ha confermato quest'ultimo -, che riguardano l’ultima delle tre vasche di trattamento biologico. Trani avrà finalmente un depuratore adeguato, potenziato ed utile anche all'agricoltura».


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