Il Rapporto cave 2014, diffuso da Legambiente, pone la Puglia ai primi posti per numero di cave e quantità di materiale lapideo estratto. «Tale primato, però - fa notare il consigliere comunale della Lista Emiliano, Francesca Zitoli -, si riflette negativamente sull'ambiente, prima per la mancanza e poi per il mancato rispetto del Piano regionale delle attività estrattive, del catasto cave e per l’estrazione senza alcun significativo titolo oneroso. Infatti - ha riferito l'altra sera in consiglio comunale -, i canoni applicati alle 415 cave attive sul territorio pugliese si aggirano sui 10 centesimi circa per metro cubo. A questo si aggiunga un proliferare incontrollato dell’attività estrattiva, che ha riconosciuto soprattutto alla Provincia di Barletta-Andria-Trani la più elevata concentrazione di cave in relazione all’estensione del proprio territorio».
La più che prolifica attività estrattiva, tuttavia, non avrebbe tenuto conto di messa in sicurezza e ripristino, una volta conclusa ogni attività estrattiva: «La presenza di cave in prossimità di lame, o della costa - ricorda Zitoli -, ha fatto emergere importanti impatti ambientali connessi sia alla modifica dell’assetto idro-geomorfologico ed idrogeologico, sia alla conseguente emersione della falda acquifera, come accaduto in località Ponte Lama, fra Trani e Bisceglie. Tuttavia - richiama il consigliere - la normativa regionale prevede anche di “incentivare il reimpiego, il riutilizzo ed il recupero dei materiali derivanti dall’attività estrattiva”».
Ebbene, secondo Zitoli, «nelle aree compromesse da pregressa attività estrattiva, tra le quali compaiono anche i giacimenti lapidei di Trani, è necessario un piano particolareggiato e di riordino, finalizzato al recupero sotto il profilo paesaggistico ed ambientale. Con la Regione Puglia dobbiamo pensare a politiche ambientali di più vasto respiro, che gettino le basi per una progettazione più ampia per la riqualificazione delle cave dismesse, sottraendole all’incombente pericolo di costituire un conformazione irreversibile del territorio e deposito di rifiuti pericolosi conferiti illecitamente».
Fra le altre opportunità che la legge consente di cogliere, «dotarsi di uno Sportello unico per le attività estrattive - invoca Zitoli - che censisca le cave attive, quelle abbandonate e quelle formalmente e di fatto dismesse, rilasci autorizzazioni, verifichi le validità, progetti interventi di riqualificazione per i siti dismessi, avvii attività di ricerca tramite partnership con ordini professionali ed università».
Il sindaco, Amedeo Bottaro, a sua volta ha dichiarato di concordare pienamente, e non solo: «C'è un mio atto di indirizzo, di circa un mese fa - ha informato il primo cittadino -, in cui scrivo ai dirigenti della necessità di attivarsi in ogni forma per recuperare le cave sia dal punto di vista della messa in sicurezza, sia in funzione della trasformazione in risorse, riconvertendole per esempio teatri all'aperto, parchi e percorsi salutistici».


