La sconfitta del «sì» ha un solo volto, quello di Matteo Renzi, la vittoria del «no» ne ha tanti e più o meno tutti, adesso, si ergono a protagonisti della scena politica così come si delinea all'indomani del referendum. Di certo, a Trani, tra i soggetti politici che maggiormente si sono impegnati nella campagna per il «no» vi è stato il Movimento 5 stelle, che ha regolarmente realizzato iniziative fra la gente, per le strade e nelle piazze, per spiegare ai cittadini le ragioni del dissenso alla riforma.
«Hanno vinto gli italiani ed i tranesi - dice il capogruppo consiliare pentastellato, Antonella Papagni -, ai quali siamo riusciti a fare comprendere la deriva autoritaria che questo Paese avrebbe assunto se avesse vinto il "sì". I cittadini hanno compreso, soprattutto, che questa "schiforma", così come l'avevamo ribattezzata, non avrebbe rimodellato la Costituzione, né tanto meno ridotto i costi della politica, ma semplicemente aperto la strada verso un'autentica dittatura».
A detta di Papagni, «non ci saranno ripercussioni a livello locale, anche perché - ironizza -, dal punto di vista della rappresentatività politica non credo che, a Trani, abbiamo figure così rilevanti da assumersi qualsivoglia responsabilità. Piuttosto, attendiamo con fiducia la prossima primavera, quando siamo certi che l'Italia tornerà alle urne per esprimere il nuovo Parlamento».
Quanto alle province, il Movimento 5 stelle, pur comprendendo che adesso i meccanismi potranno portare alla ricostituzione di un ente di primo livello, con l'elezione diretta dei propri rappresentanti da parte dei cittadini, resta sulla propria linea intransigente: «Le province sono inutili e vanno abolite - taglia corto Papagni -, e cercheremo di adoperarci in tutti i modi perché questo avvenga quanto prima».


